Traghetti-prigione per Immigrati nel porto di Palermo:Gli uffici ONU di Ban Ki Moon comunicano che per l’UNHCR “una tale situazione suscita preoccupazione in termini di rispetto delle regole e la fornitura di assistenza umanitaria”.

Ufficio del portavoce del segretario generale dell’ ONU Ban Ki-moon

“Per quanto riguarda i 3 traghetti che sono attraccati nel porto di Palermo, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati, UNHCR, rileva che una tale situazione suscita preoccupazione in termini di rispetto delle regole e la fornitura di assistenza umanitaria. Dichiara che la procura di Palermo sta conducendo un’inchiesta per indagare sulla possibile violazione della normativa in materia di detenzione.

L’UNHCR crede ancora che il centro di prima accoglienza a Lampedusa, se usato come originariamente previsto, potrebbe offrire un efficace accoglienza temporanea iniziale per le persone soccorse in mare. Secondo l’agenzia, la cancellazione di Lampedusa dalla zona di salvataggio potrebbe avere gravi ripercussioni sulle operazioni di salvataggio in mare, che sono stati finora effettuati dalla Guardia Costiera italiana e le altre autorità competenti. L’UNHCR aggiunge che Porto Empedocle, in Sicilia, continente, è ora più vicino il porto italiano sicuro e questo potrebbe rendere gli sforzi di soccorso in mare più complicato e difficile “.

Office of the Spokesperson for the Secretary-General UN Ban Ki-moon

“Concerning the 3 ferries that were docked at the Palermo harbour, the UN Refugee agency, UNHCR, notes that such a situation raises concern in terms of respect of rules and provision of humanitarian assistance. It says that the attorney of Palermo is conducting an enquiry to investigate on possible violation of the law regarding detention.

UNHCR still believes that the first reception centre on Lampedusa, if used as originally intended, could offer an effective temporary initial reception to persons rescued at sea. According to the agency, the cancellation of Lampedusa from the rescue area could have serious repercussions on rescue operations at sea which have so far been carried out by the Italian Coast Guard and other competent authorities. UNHCR adds that Porto Empedocle, in mainland Sicily, is now the nearest Italian safe port and this could make rescue at sea efforts more complicated and difficult.”

foto di Danila D’Amico ©

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Lettera alla Chiesa di Lampedusa

AL Parroco della Parrochia S. Gerlando di Lampedusa

alla comunità Parrocchiale

Per effetto dei conflitti in Libia, Tunisia e nel Maghreb migliaia di africani sfidando la sorte ed il mare cercano di raggiungere l’Europa con imbarcazioni di fortuna.

La loro meta  è l’isola di Lampedusa.

Quest’isola, dalla vocazione turistica e marinara, subisce da anni una forte pressione migratoria per i continui sbarchi  di migliaia di migranti salvati in mare.

Tuttavia in questa primavera, la “primavera del mondo arabo”, durante la guerra di Libia, i lampedusani  e le lampedusane hanno dato una splendida lezione solidarietà soccorrendo migliaia di profughi, che le scelte del governo italiano, voleva giorno e notte ammassati al freddo  sulle banchine del porto.

In quest’opera  umanitaria  sono state protagoniste in primo luogo la parrocchia cattolica e le donne del paese.

Una catena di solidarietà che ha mobilitato i centri assistenziali delle chiese di Sicilia.

Come nonviolenti in Sicilia abbiamo scelto di impegnarci a sostegno di quest’opera.

Attenzione ai migranti ben rappresentata nella Via Crucis del Venerdì Santo, quando per simboleggiare il coinvolgimento nelle sofferenze di quanti fuggono da guerre e miseria, la Parrocchia di Lampedusa ha scelto di rappresentarlo con 14 croci di legno azzurro, recuperato dalle imbarcazioni distrutte nello scontro con gli scogli dell’isola.

Una tragedia che costa ogni anno la silenziosa strage 1500 umane perse in mare, nell’insensibilità dei governi e di quanti organizzano il traffico di esseri umani.

L’esempio della solidarietà dei Lampedusani e delle lampedusane ha quindi suscitato l’ammirazione della Nazione e delle Istituzioni italiane.

Oggi purtroppo, dopo una rivolta, successiva a più mesi di internamento , 800 migranti sono stati espulsi dall’isola ed ad oggi, in attesa di espulsione, sono impropriamente detenuti su 3 navi ormeggiate nel porto di Palermo.

Tutto ciò nei giorni della festività religiosa della comunità lampedusana, votata alla devozione mariana per la Madonna  “di porto salvo”.

Eppure proprio in questi giorni  di devozione  politici ed amministratori di dubbio gusto hanno scelto di eccitare gli animi dei più deboli  incitandoli ad un assurda contrapposizione tra poveri.

Si è arrivati persino alla tristezza di “ronde”  a caccia di immigrati ed all’incendio dell’auto del direttore del centro di detenzione degli immigrati.

Qual è la vera Lampedusa?

La tristezza di questi giorni di “festa”? O l’esempio della Primavera nel Mediterraneo?

A noi piace ricordare il vostro impegno che non riteniamo passato e che ci offriamo di continuare a sostenere.

Nel ricordo di quella Madonna di Porto Salvo, anche Lei Migrante, anche lei Madre esclusa e rifiutata con il suo Bambino.

Protettrice dei naviganti e di tutte le vittime degli Esodo dei giorni nostri. Esodo  che può finire in tragedia  o trasformarsi  in  Liberazione, anche grazie alla Carità degli uomini e delle donne che con la loro vicinanza agli ultimi testimoniano la presenza di Dio nella storia.

Firmata da: Francesco Lo Cascio (MIR/ IFOR), p. Giovanni Calcara o.p. , fra Antonino Clemenza ofm , Salvatore Scaglia (laici domenicani), opera antoniana, fra Graziano Bruno ofm,

http://is.gd/letteralampedusa

Chiedi ai parlamentari regionali siciliani di sottoscrivere ed approvare la MOZIONE PER I DIRITTI UMANI IN IRAN


emailClicca il link sottostante per inviare una tua mail ai capiguppo ed al presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, per chiedere che sostengano e votino la mozione per noi presentata il 27.07.09 dall’ on. Giuseppe Lupo.

CLICCA QUI! Chiedi ai parlamentari regionali siciliani di sottoscrivere ed approvare la

MOZIONE PER I DIRITTI UMANI IN IRAN

Presentata -su nostra iniziativa- mozione per i diritti umani in Iran, al comune di Palermo da Ferrandelli (IDV) e dall’ on.Lupo (PD) all’ Assemblea Regionale Siciliana.

ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
XV LEGISLATURA
******
ORDINE DEL GIORNO

L’Assemblea Regionale Siciliana
Premesso che:

* in Iran, dopo lo svolgimento delle elezioni presidenziali, l’unilaterale proclamazione del conseguimento della vittoria da parte del Presidente Ahmadinejad e la conseguente contestazione del risultato, considerato dall’opposizione viziato da irregolarità, sono andate maturando gravi tensioni e si è creato un clima di grave instabilità;
* numerose manifestazioni di protesta hanno avuto luogo con la partecipazione massiccia dei cittadini, ma sono state brutalmente represse da parte delle forze regolari di polizia o delle squadre paramilitari dei cosiddetti Basij;
* i filmati che giungono dell’Iran, sia pure in un momento di inaccettabile oscuramento dell’informazione giornalistica, documentano in modo inoppugnabile le uccisioni di uomini e donne inermi, nonché l’arresto e la detenzione di numerosi dimostranti;

Considerato che:

* piena e convinta solidarietà va espressa a coloro che in Iran si impegnano per il rispetto della legalità, per la democrazia e i diritti umani, nonché appoggio e sostegno alla comunità iraniana in Italia ed in particolare ai giovani e agli studenti, impegnati in un’opera attiva di informazione dell’opinione pubblica;
* è necessario assumere un coerente impegno di vicinanza e di fattiva solidarietà con le famiglie delle vittime, al fine di individuare forme di concreto sostegno alle loro istanze di carattere umano ed etico ed alle loro necessità di ordine materiale;

IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

E LA GIUNTA REGIONALE

* affinché sostengano la lotta per il rispetto dei diritti umani del popolo iraniano in tutti gli ambiti e nelle forme possibili, mettendo in atto forme concrete di sostegno e di solidarietà con la società civile di quel Paese e con la comunità iraniana presente sul territorio siciliano;
* ad esporre, negli edifici sedi di organi ed enti regionali, per almeno 30 giorni e successivamente ogni giorno 20 del mese per almeno 6 mesi, un telo di colore verde e l’immagine della studentessa Neda Salehi Agha-Soltani, uccisa a Teheran il 20 giugno 2009 e divenuta il simbolo del movimento per i diritti umani in Iran;
* ad invitare il Governo nazionale affinché non riconosca la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, almeno finché non siano sciolti i dubbi sulla legittimità del risultato elettorale, o non si siano svolte nuove elezioni, non sia cessata la repressione e
non sia ristabilito un clima di dialogo e di rispetto della legalità;
* ad esprimere al Governo nazionale la necessità che l’Unione Europea e la Comunità internazionale, pur nel mantenimento della disponibilità al dialogo e al confronto con la Repubblica islamica iraniana, tengano ferma la richiesta del ripristino di un clima di serenità che solo il rilascio degli arrestati, la fine della repressione e l’apertura reale di un confronto con l’opposizione possono assicurare in quel grande e travagliato Paese.

on. LUPO
(Partito Democratico)
27/07/09

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MUNICIPIO DI PALERMO
“CITTA’ PER LA PACE”

Gruppo Consiliare
ITALIA dei VALORI

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

MOZIONE

Oggetto: Solidarietà con la lotta democratica del popolo iraniano

Il Consiglio Comunale

Esprime viva apprensione e forte preoccupazione per quanto sta avvenendo in Iran, dove, dopo lo svolgimento delle elezioni presidenziali, che hanno registrato un massiccio afflusso alle urne, e in seguito all’unilaterale proclamazione del conseguimento della vittoria da parte dell’ex presidente Ahmadinejad e la conseguente contestazione del risultato, considerato non credibile e viziato da gravi irregolarità, da parte dell’opposizione e da un ampio e determinato movimento di opinione pubblica, sono andate maturando gravi tensioni e si è andato creando un clima di grave instabilità;

ritiene inaccettabile e assolutamente condannabile il ricorso alla violenza contro i manifestanti, cui più volte, in forme talora crude ed efferate, hanno fatto ricorso sia le forze regolari di polizia sia le squadre paramilitari dei cosiddetti “Basij”

condanna in particolare, le uccisioni di uomini e donne inermi (che i filmati che giungono dell’Iran, sia pure in un momento di inaccettabile oscuramento dell’informazione giornalistica, documentano in modo inoppugnabile) e l’arresto e la detenzione dei dimostranti

manifesta viva e convinta solidarietà a coloro che in Iran si impegnano per il rispetto della legalità, per la trasparenza della dimensione pubblica, per la democrazia e i diritti umani, in piena coerenza con le posizioni più volte unanimemente espresse e votate dall’ Assemblea Consiliare

conferma pieno appoggio e sostegno alla comunità iraniana in Italia ed in particolare ai giovani e agli studenti che si vanno esemplarmente impegnando in un’opera attiva di informazione dell’opinione pubblica su quel che nel loro Paese va avvenendo e per sostenere la battaglia di libertà dei loro connazionali in patria

assume un coerente impegno di vicinanza e di fattiva solidarietà con le famiglie delle vittime, impegnandosi ad attivarsi per studiarne e metterne a punto forme di concreto sostegno alle loro istanze di carattere umano ed etico ed alle loro necessità di ordine materiale

Per quanto sopra esposto

Il Consiglio Comunale

impegna

· Il Sindaco e la Giunta Comunale affinché, in tutti gli ambiti e nelle forme possibili, sostengano la lotta per il rispetto dei diritti umani dei democratici e del popolo iraniano e a mettere in atto forme concrete di sostegno e di solidarietà con la società civile di quel Paese e con la comunità iraniana presente sul territorio

· Il Sindaco, affinché – per almeno 30giorni e successivamente ogni giorno 20 del mese per almeno 6 mesi – esponga al Palazzo delle Aquile un telo verde e l’immagine della studentessa Neda Salehi Agha-Soltani uccisa a Theran il 20 giugno 2009 e divenuta il simbolo del movimento per i diritti umani in Iran.

· Il Sindaco a dare inoltre mandato affinché la commissione toponomastica si adoperi nel dedicare una strada o piazza ai martiri dei fatti di questi giorni

· Il Sindaco ed il Presidente del Consiglio Comunale ad invitare il Governo nazionale affinché non riconosca la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad finché non siano sciolti i dubbi sulla legittimità del risultato elettorale, o non si siano svolte nuove elezioni (come richiesto dal candidato Moussavi e dall’opposizione democratica), non sia cessata la repressione, non sia ristabilito un clima di dialogo e di rispetto della legalità

· Il Sindaco ed il Presidente del Consiglio Comunale a fare appello all’Unione Europea e la Comunità internazionale, affinchè pur nel mantenimento della disponibilità al dialogo e al confronto con la Repubblica islamica iraniana, tengano ferma la richiesta esigente del ripristino di un clima di serenità che solo il rilascio degli arrestati, la fine della repressione e l’apertura reale di un confronto con l’opposizione può assicurare in quel grande e travagliato Paese.

Palermo – Città per la Pace, 27/07/09

Il Consigliere Comunale

Fabrizio Ferrandelli

Quando impareremo dalla storia?

Maledetto chi lede il diritto del forestiero,

dell’orfano e della vedova!

Tutto il popolo dirà: Amen (Dt 27,19)

 

Quando impareremo dalla storia?

Animatori di Giustizia e Pace in difesa dei minori nomadi e migranti, contro la richiesta di impronte digitali per i rom e la detenzione dei minori “clandestini.”

 

In questi giorni stiamo assistendo a un crescendo di violenza a diversi livelli.
Violenza xenofoba contro gli immigrati; razzista contro Rom e Sinti; di polizia contro quanti protestano per difendere il proprio territorio; di Cosa nostra, della Camorra e della ‘Ndrangheta con le loro estorsioni. In questo contesto è particolarmente esposto chiunque sia “diverso”: oggi il rumeno, il nero, il cinese, come ieri il meridionale, il “terrone”.
 
Questa subcultura della violenza purtroppo lascia indifferenti o vede complici ampi strati della società, venendo così strumentalizzata da molta parte del mondo politico, per fini non solo elettoralistici.
 

 Questa subcultura si esprime e si fonda nelle paure, di singoli e di gruppo:

che, senza un governo autorevole, si rifugiano nell’autoritarismo.

Autoritarismo che ha fruttato al Paese più richiami internazionali: dalla U.E.,  all’ O.N.U., alla S. Sede.

In particolare intendiamo segnalare con scandalo la gravità delle minacce ai i minori nomadi e migranti. 
  • Non accettiamo i ventilati provvedimenti di richiesta delle impronte di identità per i minori Rom e Sinti, perché ledono la dignità personale attraverso un’operazione di etichettamento; 
  • Così come denunciamo, tra le varie norme del cosiddetto pacchetto “sicurezza”, la possibilità di detenzione dei minori migranti , accomunati sotto il marchio di “clandestini”, senza il benché minimo riconoscimento della dignità umana, loro e degli agli migranti.

Le Chiese, i religiosi e i laici cristiani non possono stare a guardare !
Bisogna tornare ad essere “Chiesa Confessante”, affermando insieme  una Fede non connivente col potere abusato; una Fede capace di testimoniare la Verità di fronte a tutti i violenti e nella vicinanza a quanti soffrono e chiedono giustizia.

 

Una giustizia giusta, perché coerente, e non del doppio binario, quale quella che si va profilando: draconiana con i deboli e remissiva con i forti. 

 Intendiamo essere quindi Chiesa ricca della testimonianza dei tanti Puglisi, Romero, M.L. King, Jagerstatter, Bonhoeffer, Trocmé, Abbè Pierre, don Zeno …, che hanno saputo tenere alta la Coscienza di fronte alla violenza dilagante del loro tempo e dei loro luoghi.    

 ***

 

Con  gli Animatori di Giustizia Pace e Integrità del Creato (GPIC) della famiglia francescana, anche noi vogliamo attirare l’attenzione sul pericolo attualmente rappresentato da una diffusa attitudine alle generalizzazioni per cui, a partire da episodi di criminalità compiuti da singoli individui ed in circostanze spesso ascrivibili alla cronaca locale, si perviene ad un giudizio negativo su intere etnie.

 

“Nell’odierno contesto sociale si fa più diffuso un sentimento di paura e di insicurezza, il quale è spesso amplificato dai mezzi di comunicazione per ragioni a nostro avviso non sempre trasparenti.

 

A tale percezione di una situazione di ‘emergenza’ si risponde con atteggiamenti culturali semplificanti, che tendono a risolvere la complessità della situazione nella ricerca di un capro espiatorio e nella messa in atto di rimedi drastici e soluzioni che nei fatti non tengono conto del rispetto della dignità e della storia delle singole persone. 

Angosciante è l’abbinamento -anche nei titoli dei giornali- dell’ ‘emergenza immigrati’, ‘emergenza Rom’ con l’ ‘emergenza rifiuti’, quasi che essi  stessi siano scarti della società semplicemente da rimuovere dalle nostre città.

Alla base di queste paure vi è forse proprio una forma di sopravvalutazione del bisogno di sicurezza, la quale in realtà rivela chiusura al dialogo e all’incontro con l’altro.” 

Condividiamo altresì la denuncia della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI), la dove dichiara che. 

“La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’ che sembra prevalere nella società.

Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’.”  

*** 

“Riteniamo che non sia  “un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere. L’Onu prevede che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di rifugiati climatici.
I ricchi inquinano, i poveri pagano.” 
 

Il missionario Alex Zanotelli  ha infatti dichiarato :


”Mi vergogno di appartenere ad un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti («quando gli albanesi eravamo noi»): si tratta di oltre sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos’è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere? Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi?
Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro “Paradiso”? E’ la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell’Africa all’Europa. Mi vergogno di appartenere ad un paese che si dice cristiano ma che di cristiano ha ben poco.
Come possiamo dirci cristiani mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i Rom? Come possiamo gloriarci di fare le adozioni a distanza mentre ci rifiutiamo di fare le “adozioni da vicino”?” 

 

 

 

 

 

*** 

“Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.” (CIMI). 

*** 

“Si prospetta dunque un lavoro urgente, tanto più urgente quanto più vorticosamente notizie drammatiche di ogni genere si scalzano una dopo l’altra sugli schermi televisivi e le pagine di giornale.
Il lavoro è quello di fermarsi a osservare e studiare. Non studiare loro – come tante persone, anche animate dai migliori intenti, purtroppo non sempre adeguati al caso, oggi chiedono. No: studiare noi stessi! Osservare come funziona la nostra lettura dei fatti, quali sono le paure che ci abitano, per quale motivo noi reagiamo così e, anche, chi può avere interesse a infuocare e manipolare l’ancestrale paura della diversità. 

Intanto, mentre aspettiamo, ostinatamente, che un “lavoro” di questo genere prenda forma e si moltiplichi, non possiamo tacere. Perché, anche questo ce lo ha insegnato a grave prezzo la storia, certi silenzi sono connivenze, certe omissioni sono omertà.
Non possiamo accettare le espressioni di violenza e di odio che emittenti di vario genere riprendono e così fomentano, a propria volta, un linguaggio da bettola, rilanciato senza più vergogna. (Il paragone con il Rwanda, dove i mezzi di comunicazione ebbero un ruolo chiave nell’incitare al genocidio del 1994, è senz’altro esagerato; ma il meccanismo rimane, alla base, lo stesso).

Non possiamo tacere: perché le parole hanno un peso e formano le coscienze, soprattutto quelle dei giovani, ma non solo le loro. Hanno un peso e invadono la mente, autorizzando, quantomeno, i gesti violenti che poi diventano, qua e là, pogrom, pestaggi di gruppo, distruzione di povere cose.” [Cristina Simonelli, teologa (specializzata in Scienze patristiche), che fa parte da trent’anni del Gruppo Ecclesiale Veronese tra i Rom e i Sinti]

*** 

“Vogliamo quindi  esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.” (CIMI).

Giovanni XXIII scriveva, ormai 45 anni fa, nell’Enciclica Pacem in Terris: «Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse (cf. Radiomessaggio natalizio di Pio XII, 1952). Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale».

  

Paolo VI, nel 1965, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa“,

 

 

 

con le parole di Giovanni  Paolo II, durante il Giubileo del 2000, ha chiesto perdono di tanti suoi silenzi; non vogliamo sentirci ancora colpevoli e non vogliamo che ciò accada di nuovo oggi.

Coordinamento  Giustizia,  Pace, Integrità del Creato

Fra’ Graziano Bruno jpic-ofm
Salvatore Scaglia jpic- laici domenicani
Francesco Lo Cascio movimento internazionale della riconciliazione
Bruno di Maio Segretaritato Attività ecumeniche SAE

adesioni:

dott. Mario Affronti “Migrantes”-Palermo, direttore centro diocesano di pastorale per la Migrazione
Suor Rosa Maurantonio suore missionarie comboniane
Maria Montana fraternità laici comboniani
Daniele Tinaglia Coordinatore Regionale VIS (ong salesiana)                                                                                 Don Enzo Volpe sdb Animazione Missionaria dei Salesiani di Sicilia
past. Giuseppe Ficara  movimento internazionale della riconciliazione

 

 

 

 

 

contro ogni violenza, contro il razzismo, ricordare i Rom vittime dei roghi di Ponticelli a Napoli

In questi giorni stiamo assistendo a un crescendo di violenza a diversi livelli.

Violenza xenofoba contro gli immigrati; razzista contro Rom e Sinti; di
polizia contro quanti protestano per difendere il proprio territorio;
di Cosa nostra, della Camorra e della ‘Ndrangheta con le loro
estorsioni. In questo contesto è particolarmente esposto chiunque sia
“diverso”: oggi il rumeno, il nero, il cinese, come ieri il
meridionale, il “terrone”.
 
Questa subcultura della violenza purtroppo lascia indifferenti o
vede complici ampi strati della società, venendo così strumentalizzata
da molta parte del mondo politico, per fini non solo elettoralistici.
 Questa subcultura si esprime e si fonda nelle paure, di singoli e di gruppo:
 che, senza un governo autorevole, si rifugiano nell’autoritarismo.
Autoritarismo che ha fruttato al Paese più richiami internazionali: dalla U.E.,
 all’ O.N.U., alla S. Sede.
Come Chiese, religiosi e laici cristiani non vogliamo stare a guardare !
Bisogna tornare ad essere “Chiesa Confessante”, affermando insieme
una Fede non connivente col potere abusato; una Fede capace di testimoniare
la Verità di fronte a tutti i violenti e nella vicinanza a quanti soffrono e chiedono
giustizia.
Una giustizia giusta, perché coerente, e non del doppio binario, quale
quella che si va profilando: draconiana con i deboli e remissiva con i
forti.
 Intendiamo essere quindi Chiesa ricca della testimonianza dei tanti Puglisi,
 Romero, M.L. King, Jagerstatter, Bonhoeffer, Trocmé, Abbè Pierre, don Zeno …,
che hanno saputo tenere alta la Coscienza di fronte alla violenza dilagante del loro
tempo e dei loro luoghi.
 Per questo, ad un mese dall’aggressione ai Rom di Ponticelli a Napoli, invitiamo tutti
all’iniziativa nell’arco della prossima settimana, con un giorno di digiuno, ricordando i fatti
nelle celebrazioni liturgiche, promuovendo iniziative di informazione, con iniziative nonviolente.
 E’importante creare momenti di testimonianza, civile e religiosa: per la Giustizia e la Pace,
ineludibilmente basate sul rispetto della dignità di ogni persona umana.
– Fra’ Graziano Bruno ofm – promotore di Gpic
– Francesco Lo Cascio – Movimento Internazionale della
Riconciliazione
– Salvatore Scaglia – laico domenicano componente di Gpic
-Bruno Di Maio SAE segretariato attività ecumeniche
 
per adesioni e comunicazione delle iniziative: giustizia-pace-integrita-del-creato@googlegroups.com