@ConsultaPace: i Tweets della Consulta per la Pace, la Nonviolenza, i diritti umani ed il disarmo

 

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Sabato 8 ottobre giornata di mobilitazione nazionale di STOP RAZZISMO

<img src=”http://www.unicobas.it/114.jpg&#8221; alt=”” width=”322″ height=”242″ /><strong>Solidarietà con l’insorgenza dei popoli contro tutti i dittatori, il sistema degli Stati e le loro guerre.</strong>
<strong> Solidarietà con il popolo siriano contro la feroce dittatura di Bashar Al Assad che ha già causato migliaia di vittime innocenti.</strong>
<strong> Solidarietà e accoglienza incondizionata per tutti i fratelli e le sorelle immigrate.</strong>
<strong> No al pacchetto sicurezza e al reato di clandestinità.</strong>
<strong> Regolarizzazione senza condizioni per tutti/e, diritto di cittadinanza per i bambini figli di immigrati che nascono in Italia (ius solis).</strong>
<strong> Affermiamo le nostre esigenze e bisogni contro la manovra economica antipopolare del governo Berlusconi e contro tutti gli oppressori.</strong>
<h3>SABATO 8 OTTOBRE 2011 ore 16.30
Piazza Verdi (davanti al Teatro Massimo)
<strong><em>Programma della giornata:</em></strong>
16.30 presentazione e apertura
17.00 la rivoluzione del popolo siriano (a cura di socialismo rivoluzionario)
18.30 accoglienza e solidarietà, sanatoria generalizzata (a cura dell’Associazione 3 Febbraio)
20.00 banchetti gastronomici, musica e spettacoli</h3>
Nel corso dell’iniziativa: banchetti delle realtà presenti, spazio bimbi, mostre e tanto altro…

<strong>Adesioni</strong>:<em>Stop Razzusmo, Associazione antirazzista interetnica 3 febbraio – Palermo; Socialismo Rivoluzionario; UNICOBAS Palermo, M.C.L. – Associazione Lavoratori Stranieri – Trapani; Associazione Edo Club – onlus. Nigeria; UN.I.S. – Associazione Ivoriana; Comunità del Bangladesh; Comunità del Senegal; Comitato Solidale Antirazzista “Diversa-mente Insieme”(facoltà di Lettere e Filosofia);MIR, ReteLilliput Isola, CSA “Boomerang”(liceo Umberto I); CSA “Ebano”(liceo Vittorio Emanuele II); La Compagnia dei Fuocolieri; Siqiliah Ensemble</em>
<strong>ACCOGLIENTI CON I NOSTRI FRATELLI</strong>
<strong> E LE NOSTRE SORELLE</strong>
<strong> INDIGNATI CON GLI OPPPRESSORI</strong>

Donne e uomini nel mondo arabo stanno insorgendo per affermare libertà, dignità e autodeterminazione contro i dittatori ed il sistema degli Stati.
Ancor più il popolo siriano sta lottando da più di sei mesi, unito e con coraggio, contro la feroce dittatura di Bashar Al Assad.
Fratelli e sorelle emigrano dal proprio paese per cercare un futuro migliore per se e per i propri cari.
In tutto il mondo, dal Sud America alla Cina, diverse mobilitazioni si stanno sviluppando contro chi limita e opprime la vita dei popoli.
In Italia molti studenti e lavoratori vogliono affermare diritti e bisogni negati da governo e padronato.
In ragione della nostra comune umanità siamo quindi solidali verso tutte queste persone e per l’accoglienza incondizionata di tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle immigrate.
Siamo indignati contro tutti gli oppressori e denunciamo tutte le misure razziste del governo Berlusconi e di quelli precedenti, la criminale pratica dei respingimenti in mare e delle espulsioni degli immigrati.
Per tutto questo vogliamo dare vita ad una piazza accogliente, colorata e vivace. Creare insieme un‘occasione di crescita e di confronto per prendere consapevolezza che noi tutti (persone solidali, associazioni, comitati e organizzazioni), uniti nella solidarietà, possiamo cambiare in meglio la realtà che ci circonda!
L’8 ottobre tutti protagonisti a Piazza Verdi dalle 16.30 in poi!

<em>Comitato promotore – Palermo</em>

Traghetti-prigione per Immigrati nel porto di Palermo:Gli uffici ONU di Ban Ki Moon comunicano che per l’UNHCR “una tale situazione suscita preoccupazione in termini di rispetto delle regole e la fornitura di assistenza umanitaria”.

Ufficio del portavoce del segretario generale dell’ ONU Ban Ki-moon

“Per quanto riguarda i 3 traghetti che sono attraccati nel porto di Palermo, l’agenzia dell’ONU per i rifugiati, UNHCR, rileva che una tale situazione suscita preoccupazione in termini di rispetto delle regole e la fornitura di assistenza umanitaria. Dichiara che la procura di Palermo sta conducendo un’inchiesta per indagare sulla possibile violazione della normativa in materia di detenzione.

L’UNHCR crede ancora che il centro di prima accoglienza a Lampedusa, se usato come originariamente previsto, potrebbe offrire un efficace accoglienza temporanea iniziale per le persone soccorse in mare. Secondo l’agenzia, la cancellazione di Lampedusa dalla zona di salvataggio potrebbe avere gravi ripercussioni sulle operazioni di salvataggio in mare, che sono stati finora effettuati dalla Guardia Costiera italiana e le altre autorità competenti. L’UNHCR aggiunge che Porto Empedocle, in Sicilia, continente, è ora più vicino il porto italiano sicuro e questo potrebbe rendere gli sforzi di soccorso in mare più complicato e difficile “.

Office of the Spokesperson for the Secretary-General UN Ban Ki-moon

“Concerning the 3 ferries that were docked at the Palermo harbour, the UN Refugee agency, UNHCR, notes that such a situation raises concern in terms of respect of rules and provision of humanitarian assistance. It says that the attorney of Palermo is conducting an enquiry to investigate on possible violation of the law regarding detention.

UNHCR still believes that the first reception centre on Lampedusa, if used as originally intended, could offer an effective temporary initial reception to persons rescued at sea. According to the agency, the cancellation of Lampedusa from the rescue area could have serious repercussions on rescue operations at sea which have so far been carried out by the Italian Coast Guard and other competent authorities. UNHCR adds that Porto Empedocle, in mainland Sicily, is now the nearest Italian safe port and this could make rescue at sea efforts more complicated and difficult.”

foto di Danila D’Amico ©

Quando impareremo dalla storia?

Maledetto chi lede il diritto del forestiero,

dell’orfano e della vedova!

Tutto il popolo dirà: Amen (Dt 27,19)

 

Quando impareremo dalla storia?

Animatori di Giustizia e Pace in difesa dei minori nomadi e migranti, contro la richiesta di impronte digitali per i rom e la detenzione dei minori “clandestini.”

 

In questi giorni stiamo assistendo a un crescendo di violenza a diversi livelli.
Violenza xenofoba contro gli immigrati; razzista contro Rom e Sinti; di polizia contro quanti protestano per difendere il proprio territorio; di Cosa nostra, della Camorra e della ‘Ndrangheta con le loro estorsioni. In questo contesto è particolarmente esposto chiunque sia “diverso”: oggi il rumeno, il nero, il cinese, come ieri il meridionale, il “terrone”.
 
Questa subcultura della violenza purtroppo lascia indifferenti o vede complici ampi strati della società, venendo così strumentalizzata da molta parte del mondo politico, per fini non solo elettoralistici.
 

 Questa subcultura si esprime e si fonda nelle paure, di singoli e di gruppo:

che, senza un governo autorevole, si rifugiano nell’autoritarismo.

Autoritarismo che ha fruttato al Paese più richiami internazionali: dalla U.E.,  all’ O.N.U., alla S. Sede.

In particolare intendiamo segnalare con scandalo la gravità delle minacce ai i minori nomadi e migranti. 
  • Non accettiamo i ventilati provvedimenti di richiesta delle impronte di identità per i minori Rom e Sinti, perché ledono la dignità personale attraverso un’operazione di etichettamento; 
  • Così come denunciamo, tra le varie norme del cosiddetto pacchetto “sicurezza”, la possibilità di detenzione dei minori migranti , accomunati sotto il marchio di “clandestini”, senza il benché minimo riconoscimento della dignità umana, loro e degli agli migranti.

Le Chiese, i religiosi e i laici cristiani non possono stare a guardare !
Bisogna tornare ad essere “Chiesa Confessante”, affermando insieme  una Fede non connivente col potere abusato; una Fede capace di testimoniare la Verità di fronte a tutti i violenti e nella vicinanza a quanti soffrono e chiedono giustizia.

 

Una giustizia giusta, perché coerente, e non del doppio binario, quale quella che si va profilando: draconiana con i deboli e remissiva con i forti. 

 Intendiamo essere quindi Chiesa ricca della testimonianza dei tanti Puglisi, Romero, M.L. King, Jagerstatter, Bonhoeffer, Trocmé, Abbè Pierre, don Zeno …, che hanno saputo tenere alta la Coscienza di fronte alla violenza dilagante del loro tempo e dei loro luoghi.    

 ***

 

Con  gli Animatori di Giustizia Pace e Integrità del Creato (GPIC) della famiglia francescana, anche noi vogliamo attirare l’attenzione sul pericolo attualmente rappresentato da una diffusa attitudine alle generalizzazioni per cui, a partire da episodi di criminalità compiuti da singoli individui ed in circostanze spesso ascrivibili alla cronaca locale, si perviene ad un giudizio negativo su intere etnie.

 

“Nell’odierno contesto sociale si fa più diffuso un sentimento di paura e di insicurezza, il quale è spesso amplificato dai mezzi di comunicazione per ragioni a nostro avviso non sempre trasparenti.

 

A tale percezione di una situazione di ‘emergenza’ si risponde con atteggiamenti culturali semplificanti, che tendono a risolvere la complessità della situazione nella ricerca di un capro espiatorio e nella messa in atto di rimedi drastici e soluzioni che nei fatti non tengono conto del rispetto della dignità e della storia delle singole persone. 

Angosciante è l’abbinamento -anche nei titoli dei giornali- dell’ ‘emergenza immigrati’, ‘emergenza Rom’ con l’ ‘emergenza rifiuti’, quasi che essi  stessi siano scarti della società semplicemente da rimuovere dalle nostre città.

Alla base di queste paure vi è forse proprio una forma di sopravvalutazione del bisogno di sicurezza, la quale in realtà rivela chiusura al dialogo e all’incontro con l’altro.” 

Condividiamo altresì la denuncia della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI), la dove dichiara che. 

“La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’ che sembra prevalere nella società.

Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’.”  

*** 

“Riteniamo che non sia  “un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere. L’Onu prevede che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di rifugiati climatici.
I ricchi inquinano, i poveri pagano.” 
 

Il missionario Alex Zanotelli  ha infatti dichiarato :


”Mi vergogno di appartenere ad un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti («quando gli albanesi eravamo noi»): si tratta di oltre sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos’è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere? Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi?
Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro “Paradiso”? E’ la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell’Africa all’Europa. Mi vergogno di appartenere ad un paese che si dice cristiano ma che di cristiano ha ben poco.
Come possiamo dirci cristiani mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i Rom? Come possiamo gloriarci di fare le adozioni a distanza mentre ci rifiutiamo di fare le “adozioni da vicino”?” 

 

 

 

 

 

*** 

“Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.” (CIMI). 

*** 

“Si prospetta dunque un lavoro urgente, tanto più urgente quanto più vorticosamente notizie drammatiche di ogni genere si scalzano una dopo l’altra sugli schermi televisivi e le pagine di giornale.
Il lavoro è quello di fermarsi a osservare e studiare. Non studiare loro – come tante persone, anche animate dai migliori intenti, purtroppo non sempre adeguati al caso, oggi chiedono. No: studiare noi stessi! Osservare come funziona la nostra lettura dei fatti, quali sono le paure che ci abitano, per quale motivo noi reagiamo così e, anche, chi può avere interesse a infuocare e manipolare l’ancestrale paura della diversità. 

Intanto, mentre aspettiamo, ostinatamente, che un “lavoro” di questo genere prenda forma e si moltiplichi, non possiamo tacere. Perché, anche questo ce lo ha insegnato a grave prezzo la storia, certi silenzi sono connivenze, certe omissioni sono omertà.
Non possiamo accettare le espressioni di violenza e di odio che emittenti di vario genere riprendono e così fomentano, a propria volta, un linguaggio da bettola, rilanciato senza più vergogna. (Il paragone con il Rwanda, dove i mezzi di comunicazione ebbero un ruolo chiave nell’incitare al genocidio del 1994, è senz’altro esagerato; ma il meccanismo rimane, alla base, lo stesso).

Non possiamo tacere: perché le parole hanno un peso e formano le coscienze, soprattutto quelle dei giovani, ma non solo le loro. Hanno un peso e invadono la mente, autorizzando, quantomeno, i gesti violenti che poi diventano, qua e là, pogrom, pestaggi di gruppo, distruzione di povere cose.” [Cristina Simonelli, teologa (specializzata in Scienze patristiche), che fa parte da trent’anni del Gruppo Ecclesiale Veronese tra i Rom e i Sinti]

*** 

“Vogliamo quindi  esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.” (CIMI).

Giovanni XXIII scriveva, ormai 45 anni fa, nell’Enciclica Pacem in Terris: «Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse (cf. Radiomessaggio natalizio di Pio XII, 1952). Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale».

  

Paolo VI, nel 1965, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa“,

 

 

 

con le parole di Giovanni  Paolo II, durante il Giubileo del 2000, ha chiesto perdono di tanti suoi silenzi; non vogliamo sentirci ancora colpevoli e non vogliamo che ciò accada di nuovo oggi.

Coordinamento  Giustizia,  Pace, Integrità del Creato

Fra’ Graziano Bruno jpic-ofm
Salvatore Scaglia jpic- laici domenicani
Francesco Lo Cascio movimento internazionale della riconciliazione
Bruno di Maio Segretaritato Attività ecumeniche SAE

adesioni:

dott. Mario Affronti “Migrantes”-Palermo, direttore centro diocesano di pastorale per la Migrazione
Suor Rosa Maurantonio suore missionarie comboniane
Maria Montana fraternità laici comboniani
Daniele Tinaglia Coordinatore Regionale VIS (ong salesiana)                                                                                 Don Enzo Volpe sdb Animazione Missionaria dei Salesiani di Sicilia
past. Giuseppe Ficara  movimento internazionale della riconciliazione