Comunicati Stampa


L’inizio che volevo

nullDa qualche parte si doveva cominciare. E così ho cominciato dal Papa. C’è voluto l’Angelus di ieri – anzi, il post Angelus – per smuovermi, per trasformare un neofita di belle speranze in un parlamentare attivo: l’appello di Benedetto XVI perché vengano abolite le bombe a grappolo, o cluster bombs, mi ha fatto venire in mente una delle prime mail che mi è arrivata nella casella di posta. Me la mandava Iniziativa nonviolenta, un’associazione che si occupa di pace e diritti umani, e conteneva una serie di disegni di legge da ripresentare: tra questi, appunto, l’abolizione delle bombe a grappolo. E così, approfittando dell’assenza di lavoro d’aula nella giornata di oggi, mi sono dato da fare per capire – con l’aiuto del nostro gruppo parlamentare – come si faccia a riproporre un vecchio ddl. Appurato che tutti i firmatari tranne uno non erano più in Parlamento, mi sono rivolto all’unico superstite: Oskar Peterlini, senatore della Svp. Il ddl 1212 (si chiamava così nella XV legislatura) ripartirà da noi due, ma già domani mi metterò in cerca di adesioni fra i miei colleghi, indipendentemente dalla loro appartenenza politica. Da un punto di vista legislativo, il mio primo disegno di legge da deputato è poco più che una formalità: autorizza il presidente della Repubblica a ratificare un Protocollo internazionale del 2003, ne dispone l’esecuzione e ricorda che i fondi necessari alla sua attuazione sono già stati stanziati nel bilancio 2007-2009. Quattro articoli in tutto, più il testo originale del Protocollo, che prevede per gli Stati in cui si trovano ancora residuati bellici esplosivi l’obbligo di bonifica del territorio, con il contributo dei Paesi che hanno impiegato le cluster bombs. Considerando che si trattava di un ddl già esistente e che il testo del Protocollo non l’ho scritto io, non ci sarebbe molto di cui andare orgoglioso. Invece, sono davvero contento: la mia prima proposta da deputato è degna degli ideali e delle speranze che mi hanno spinto in politica.
sarubbi_a@camera.it

Dal Senato una proposta di legge per la messa
al bando delle cluster bomb

Due eventi di questi giorni pongono un’attenzione particolare sul tema della messa al bando delle bombe
a grappolo. E’ in atto a Dublino la Conferenza Diplomatica per la conclusione del negoziato, e domenica
Papa Benedetto XVI°, durante l’Angelus a Genova, ha espresso l’auspicio che proprio la Conferenza
Internazionale possa giungere ad un accordo per l’interdizione di questi micidiali ordigni.
Alla Conferenza diplomatica partecipano i rappresentanti di oltre cento Stati membri delle Nazioni Unite.
Numerosi sono i temi in agenda che prevedono inoltre che si stabilisca un quadro per l’assistenza ai
sopravvissuti, che si fissi un programma di bonifica delle aree contaminate e che si provveda alla
distruzione delle riserve di queste armi.
Nel febbraio 2007, è stata sottoscritta la dichiarazione di Oslo, e molto è stato fatto sempre nello scorso
anno, con l’aiuto delle Nazioni Unite, del Comitato Internazionale della Croce Rossa, della Coalizione
contro le bombe a grappolo, ed altre organizzazioni non governative.
Tutta la comunità internazionale spinge per la soluzione di questo problema che vede ancora molte
industrie impegnate nella produzione di armi a grappolo e molti eserciti utilizzarle.
Le munizioni cluster sono armi di grandi dimensioni che si aprono a mezz’aria spargendo ad ampio raggio
centinaia di submunizioni più piccole.
Queste armi sono in grado di distruggere obiettivi ampi e risultano efficaci contro bersagli in movimento o
di cui non si conosce la posizione precisa.
Le submunizioni sono progettate in modo da esplodere al momento dell’impatto al suolo, a differenza delle
mine antipersona che sono progettate per essere attivate dal contatto con la vittima.
Nei casi in cui le submunizioni non funzionino come previsto, esse sono ancora più pericolose e possono
esplodere al minimo tocco o spostamento, diventando così di fatto mine antipersona.
Il tasso di mancata esplosione dichiarato dalle case produttrici è del 5%, ma in realtà i dati raccolti sul
campo segnano indici molto più alti, anche fino al 20-25 %.
Un esempio: nella seconda guerra del Golfo, le forze USA hanno utilizzato 10.728 munizioni cluster per un
totale di circa 1.800.000 submunizioni.
Se anche quelle inesplose fossero soltanto il 5%, si tratterebbe comunque di 90.000 ordigni letali
disseminati sul terreno con il dato aggiuntivo che queste submunizioni uccidono con più frequenza ed in
un raggio ben superiore rispetto alle mine antipersona.
L’Italia è uno degli almeno 57 Paesi al mondo che hanno nel proprio arsenale munizioni cluster e l’Italia
ha inoltre partecipato a missioni internazionali nelle quali è stato fatto uso, da parte delle forze alleate, di
munizioni cluster (ad esempio in Kossovo).
Il nostro Paese inoltre, risulta produttore.
Sempre il nostro Paese ha avuto nel 1999 anche una prova degli effetti di questi ordigni quando sono
state rilasciate, da aerei NATO, dopo le missioni in Serbia e in Kossovo, in manovre di emergenza, più di
200 bombe in Adriatico comprese alcune bombe a grappolo contenenti a loro volta centinaia di
submunizioni.
In conseguenza di questo si sono verificati incidenti a carico della marineria da pesca che ha trovato nelle
sue reti diversi ordigni impigliati.
Le operazioni di bonifica, iniziate nel maggio ’99, hanno consentito di ripescare decine di submunizioni ed
ancora non è noto se tutti gli ordigni siano stati rimossi.
Per tutto questo insieme di cose è sembrato opportuno a me e ad altri colleghi Senatori, proporre un
Disegno di Legge a titolo: “modifica alla legge 29/1997 n° 374, recante norme per la messa al bando delle
mine antipersona” recuperando una precedente iniziativa legislativa del Senatore Nuccio Iovene.
Lo scopo che ci proponiamo è quello di includere tutte le munizioni cluster o submunizioni delle bombe a
grappolo, che hanno effetti assimilabili a quelle delle mine antipersona nella definizione di mine
antipersona, di cui all’articolo 2 comma 1 della legge n° 374 del 1997.
Sarebbe certo un bel segnale se il Senato della Repubblica, approvasse in tempi brevi questa norma che
evidentemente metterebbe l’Italia in sintonia con gli indirizzi della Conferenza di Dublino, con l’auspicio di
Benedetto XVI° e con tutte le donne e gli uomini che credono nel rispetto dei fondamentali principi
umanitari.
Sen. Silvana Amati
Roma, 20 maggio 2008
Due eventi di questi giorni pongono un’attenzione particolare sul tema della messa al bando delle bombe
a grappolo. E’ in atto a Dublino la Conferenza Diplomatica per la conclusione del negoziato, e domenica
Papa Benedetto XVI°, durante l’Angelus a Genova, ha espresso l’auspicio che proprio la Conferenza
Internazionale possa giungere ad un accordo per l’interdizione di questi micidiali ordigni.
Alla Conferenza diplomatica partecipano i rappresentanti di oltre cento Stati membri delle Nazioni Unite.
Numerosi sono i temi in agenda che prevedono inoltre che si stabilisca un quadro per l’assistenza ai
sopravvissuti, che si fissi un programma di bonifica delle aree contaminate e che si provveda alla
distruzione delle riserve di queste armi.
Nel febbraio 2007, è stata sottoscritta la dichiarazione di Oslo, e molto è stato fatto sempre nello scorso
anno, con l’aiuto delle Nazioni Unite, del Comitato Internazionale della Croce Rossa, della Coalizione
contro le bombe a grappolo, ed altre organizzazioni non governative.
Tutta la comunità internazionale spinge per la soluzione di questo problema che vede ancora molte
industrie impegnate nella produzione di armi a grappolo e molti eserciti utilizzarle.
Le munizioni cluster sono armi di grandi dimensioni che si aprono a mezz’aria spargendo ad ampio raggio
centinaia di submunizioni più piccole.
Queste armi sono in grado di distruggere obiettivi ampi e risultano efficaci contro bersagli in movimento o
di cui non si conosce la posizione precisa.
Le submunizioni sono progettate in modo da esplodere al momento dell’impatto al suolo, a differenza delle
mine antipersona che sono progettate per essere attivate dal contatto con la vittima.
Nei casi in cui le submunizioni non funzionino come previsto, esse sono ancora più pericolose e possono
esplodere al minimo tocco o spostamento, diventando così di fatto mine antipersona.
Il tasso di mancata esplosione dichiarato dalle case produttrici è del 5%, ma in realtà i dati raccolti sul
campo segnano indici molto più alti, anche fino al 20-25 %.
Un esempio: nella seconda guerra del Golfo, le forze USA hanno utilizzato 10.728 munizioni cluster per un
totale di circa 1.800.000 submunizioni.
Se anche quelle inesplose fossero soltanto il 5%, si tratterebbe comunque di 90.000 ordigni letali
disseminati sul terreno con il dato aggiuntivo che queste submunizioni uccidono con più frequenza ed in
un raggio ben superiore rispetto alle mine antipersona.
L’Italia è uno degli almeno 57 Paesi al mondo che hanno nel proprio arsenale munizioni cluster e l’Italia
ha inoltre partecipato a missioni internazionali nelle quali è stato fatto uso, da parte delle forze alleate, di
munizioni cluster (ad esempio in Kossovo).
Il nostro Paese inoltre, risulta produttore.
Sempre il nostro Paese ha avuto nel 1999 anche una prova degli effetti di questi ordigni quando sono
state rilasciate, da aerei NATO, dopo le missioni in Serbia e in Kossovo, in manovre di emergenza, più di
200 bombe in Adriatico comprese alcune bombe a grappolo contenenti a loro volta centinaia di
submunizioni.
In conseguenza di questo si sono verificati incidenti a carico della marineria da pesca che ha trovato nelle
sue reti diversi ordigni impigliati.
Le operazioni di bonifica, iniziate nel maggio ’99, hanno consentito di ripescare decine di submunizioni ed
ancora non è noto se tutti gli ordigni siano stati rimossi.
Per tutto questo insieme di cose è sembrato opportuno a me e ad altri colleghi Senatori, proporre un
Disegno di Legge a titolo: “modifica alla legge 29/1997 n° 374, recante norme per la messa al bando delle
mine antipersona” recuperando una precedente iniziativa legislativa del Senatore Nuccio Iovene.
Lo scopo che ci proponiamo è quello di includere tutte le munizioni cluster o submunizioni delle bombe a
grappolo, che hanno effetti assimilabili a quelle delle mine antipersona nella definizione di mine
antipersona, di cui all’articolo 2 comma 1 della legge n° 374 del 1997.
Sarebbe certo un bel segnale se il Senato della Repubblica, approvasse in tempi brevi questa norma che
evidentemente metterebbe l’Italia in sintonia con gli indirizzi della Conferenza di Dublino, con l’auspicio di
Benedetto XVI° e con tutte le donne e gli uomini che credono nel rispetto dei fondamentali principi
umanitari.
Sen. Silvana Amati
Roma, 20 maggio 2008

Italiani nel mondo
L’ON.


NARDUCCI
(PD) DEPOSITA IN PARLAMENTO UNA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO LE CLUSTER
BOMB

ROMA\ aise\ – L’on. Franco Narducci, deputato eletto all’estero con il PD,
nominato ieri vice presidente della Commisione Esteri della Camera, ha
depositato oggi in Parlamento la proposta di legge che modifica l’art.2 della
legge n.374 del 1997 recante norme per la messa al bando delle mine antipersona.

La proposta che si rifà alla ratio della proposta di legge Leoni della
precedente Legislatura, già sottoscritta anche dall’on. Narducci, estende la
messa al bando anche alle cosiddette cluster bomb.
Nel depositare la proposta di legge Franco Narducci ha affermato che “la
Convenzione di Ottawa del 1997 sulla messa al bando delle mine antipersona ha
costituito una tappa fondamentale nel cammino che i costruttori di pace stanno
percorrendo verso un mondo che tolga la parola alle armi e che in particolare
persegue l’obiettivo di salvare i bambini ed i civili innocenti dalla minaccia
diffusa e costante delle mine antipersona. Questa alta conquista di civiltà, il
cui merito va anche al Parlamento italiano, oggi richiede a tutti noi un
ulteriore impegno nella stessa direzione attraverso la messa al bando delle
bombe a grappolo denominate anche cluster bombs”.
Nel maggio 2008 oltre cento Paesi hanno dato inizio, a Dublino, alla conferenza
che si pone come obiettivo la messa al bando delle bombe a grappolo e, “dopo
Ottawa”, ha proseguito Narducci, “noi sappiamo che è possibile ottenere un altro
successo e nel sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti
universali dell’uomo, non possiamo essere sordi agli appelli che si levano dalle
più alte autorità morali della terra come quella di Benedetto XVI e del
Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon”.
“Il Parlamento italiano non può ignorare un appello che coincide così fortemente
con l’art.11 della nostra Costituzione”, ha sottolineato il vice presidente
della Commissione Esteri. “L’obiettivo della presente proposta di legge”, ha
dunque concluso Narducci, “è quella di includere tutte le munizioni cluster o
sub-munizioni delle bombe a grappolo, che hanno effetti assimilabili a quelli
delle mine antipersona, nella definizione di mine antipersona, di cui
all’articolo 2, comma 1, della legge n.374 del 1997″. (aise)

Diciamo no alle bombe a grappolo
I parlamentari PD presentano una mozione al Senato


Mettere al bando le cluster bomb, perchè gli impegni presi dai governi
precedenti vanno rispettati. Così 73 senatori del Partito Democratico hanno
presentato una mozione per bandire le micidiali bombe a grappolo. Prima
firmataria, il ministro ombra della difesa Roberta Pinotti. Attraverso questa
azione i senatori del PD intendono richiamare il governo in carica al rispetto
degli impegni presi dal governo Prodi nella Conferenza Internazionale di Oslo e
proseguire l’azione volta alla messa al bando delle cluster bombs.

La mozione invita al governo a proseguire nell’ambito della Conferenza
Internazionale di Dublino, che si concluderà il 30 maggio prossimo, sulla strada
intrapresa dal centrosinistra. Oltre a ciò si invita il governo a sviluppare
un’adeguata iniziativa diplomatica per coinvolgere la comunità internazionale
nell’adozione di uno strumento giuridicamente vincolante che vieti senza
ambiguità l’uso, la produzione, il trasferimento, la vendita e lo stoccaggio
delle munizioni a grappolo.

Le bomblets sono un’eredità storica del Nazismo. Sganciate in grande quantità
sull’Inghilterra durante la seconda guerra mondiale, le bombe a grappolo sono
state ampiamente utilizzate in tutti i conflitti del secolo scorso. Gli Stati
Uniti le usarono senza risparmio in Vietnam, come la Russia in Afghanistan e in
Cecenia. In Libano, secondo i gruppi umanitari, Israele ha seminato quattro
milioni di submunizioni, il 40% tutt’ora inesploso. In Iraq e in Kosovo per
“Human Rights Watch” le bomblet hanno ucciso più civili di qualunque altra armi.

Come è noto, il problema dell’utilizzo delle bombe a grappolo è che colpiscono
soprattutto la popolazione civile. Una singola bomblet contiene infatti da 200 a
600 mini esplosivi che colpiscono un’area grande come un campo di calcio. Quando
il dispenser viene sganciato o lanciato sull’obiettivo, ad una certa altezza si
apre per rilasciare i mini esplosivi. Le bombe possono essere programmate per
esplodere all’impatto con il suolo o rimanere “dormienti” fino a che non vengono
calpestate o attivate in altro modo. Spesso sono provviste di piccoli paracadute
per evitare un’esplosione prematura.

Roberta Pinotti ricorda che “il primo protocollo aggiuntivo alla Convenzione di
Ginevra relativo alla protezione delle vittime dei conflitti contiene
disposizioni che vietano gli attacchi militari indiscriminati a danno dei
civili”. La moratoria proposta ad Oslo ha appunto come scopo quello di tutelare
la popolazione civile, in quanto “le munizioni cluster, per loro
caratteristiche, rendono impossibile rispettare queste norme di diritto
internazionale umanitario”.

La Conferenza internazione di Dublino (19 – 30 maggio) è la tappa finale del
processo iniziato ad Oslo nel 2006. In due anni è salito a 105 il numero di
paesi ad aver firmato la dichiarazione di Wellington del 22 febbraio 2008, in
cui si riafferma la necessità di messa al bando totale delle bombe a grappolo,
di istituire una struttura per la cooperazione e l’assistenza dei sopravissuti e
delle loro comunità nonché la bonifica dei territori contaminati e la
distruzione delle riserve di questi armamenti.

Attualmente sono però molte ed importanti le nazioni che fanno ancora uso di
questi ordigni e non aderiscono alla convenzione, per motivazioni ufficialmente
diverse. Australia, Israele, India e Pakistan premono affinché il problema venga
affrontato in altre sedi, ad esempio nell’ambito della convenzione ONU sulle
armi convenzionali. Ma è soprattutto l’assenza di Cina, Russia e Stati Uniti ad
impedire l’entrata in vigore della Convenzione nell’ambito della Nazioni Unite.
Si tratta infatti di paesi che producono e utilizzano cluster bomb nelle loro
operazioni e che hanno potere di veto nel consiglio di Sicurezza. Per questo
l’azione dei senatori PD intende impegnare il governo a proseguire con forza la
via diplomatica per creare un consenso sufficiente nell’ambito

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