Iniziativa Nonviolenta

Fiaccolata per i diritti umani in Iran

Luglio 11, 2009 · Lascia un Commento

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Appello per una fiaccolata a Palermo per la pace ed i diritti umani in Iran

Luglio 5, 2009 · Lascia un Commento

locandina fiaccolata iran

Scarica e stampa la locandina!

Oggi, i cuori e le speranze della gente in tutto il mondo sono con i dimostranti che corrono rischi terribili per le strade dell’Iran. Non importa chi abbia vinto le elezioni, la domanda adesso riguarda i diritti umani fondamentali.

L’Italia e l’Europa non assistano insensibili al dramma che si sta consumando in Iran. Occorre fermare l’azione repressiva che già molte vittime innocenti ha provocato. I ragazzi e le ragazze di Teheran non possono e non debbono essere lasciati soli.

Da quasi trent’anni la politica dei governi di Teheran nega i diritti delle minoranze religiose, delle donne, degli omosessuali, delle minoranze etniche, delle associazioni studentesche come di chiunque non condivida le politiche del regime. Costantemente sono negati i diritti cardine della democrazia, si impedisce la libertà d’espressione e nessuno spazio è concesso alla libertà di stampa. In Iran si susseguono esecuzioni capitali nei confronti di dissidenti politici, oppositori delle repressioni, studenti, giovani omosessuali.

Vogliamo esprimere la nostra solidarietà a tutti movimenti di opposizione iraniani che nelle minoranze e nel mondo studentesco si battono attraverso la nonviolenza per un Iran libero e Democratico

Chiediamo alle autorità iraniane il rispetto dei diritti umani e civili di tutti i cittadini iraniani, a partire dalla parità uomo donna, tenendo fede a quanto dichiarato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici entrambe sottoscritte anche dalla Repubblica Islamica dell’Iran e di mettere fine ai tentativi di promuovere governi teocratici in Irak ed altrove in Medio Oriente.

Lanciamo un appello di solidarietà e di vicinanza a quanti in questo momento si stanno battendo per un Iran libero e democratico, dove i diritti umani e civili di tutti i cittadini e delle minoranze siano riconosciuti e tutelati. Sappiao che il governo degli ultimi 30 anni ha reciso alle radici qualsiasi forma di dissidenza, ha imbavagliato ogni forma di espressione libera e in questi giorni anche la stampa e internet hanno visto rstringere i loro spazi d’azione e di informazione

Il nostro appello nasce dall’incontro con i tanti iraniani residenti in Sicilia che, inorriditi da tanta violenza e in pena per i parenti, continuano a pagare anche a distanza la scelta di libertà e di dissidenza nei confronti del governo. Ci uniamo alle tante richieste stilate e promosse dagli organismi internazionali in questi giorni e invitiamo i rappresentati siciliani al governo e all’opposizione, i deputati europei, gli amministratori regionali e locali, gli accademici, gli intellettuali, i responsabili dei mezzi di informazione e tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti di del popolo iraniano  a sottoscrivere e diffondere questo messaggio di solidarietà.

Esortiamo pertanto  le Nazioni Unite, il Consiglio europeo e i loro stati membri:

  1. a richiedere alle autorità iraniane il rispetto dei diritti umani e civili di tutti i cittadini iraniani, a partire dalla parità uomo donna, tenendo fede a quanto dichiarato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 e dalla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici entrambe sottoscritte anche dalla Repubblica Islamica dell’Iran e di mettere fine ai tentativi di promuovere governi teocratici in Irak ed altrove in Medio Oriente.
  2. a liberare le migliaia di detenuti arbitrariamente arrestati nel corso della repressione delle manifestazioni successive alle recenti elezioni presidenziali. Sopendendo le esecuzioni capitali già in atto. Garantendo  una indagine imparziale ed indipendente sulle violenze di questi giorni, sulle centinaia di  uccisioni e ferimenti ad opera delle forze dell’ordine e delle milizie paramilitari.
  3. a porre fine al sostegno militare  all’attuale regime iraniano, ponendo termine a commercio d’armi ed al sostegno del programma nucleare.
  4. a sospendere ogni fornitura tecnologica nel settore delle telecomunicazioni e del controllo delle comunicazioni, onde non sostenere i programmi di repressione interna del regime:
  5. a boicottare  le autorità di governo e ed i diplomatici iraniani, fintanto che perdura la repressione in atto;
  6. ad incentivare programmi di scambio tra le società civili, tra gli intellettuali, i giovani , le donne, gli studenti, anche mediante l’estensione di programmi europei di scambio giovanile e di cooperazione con i paesi del bacino mediterraneo e dl medioriente;
  7. a favorire missioni interparlamentari, di osservatori U.E., di ONG indipendenti operanti nel campo di diritti umani,  di scambi tra città ed ee.ll pianificando la realizzazione di vere e proprie ambasciate di Pace della società civile;

Una FIACCOLATA alle 21 di giorno 10 Da piazza Castelnuovo a piazza sant’Anna vuole manifestare il nostro sostegno concreto alla comunità iraniana. Accendi con noi una luce di libertà e di democrazia e porta con te un foulard o un velo perché più niente copra gli orrori del regime e veli la verità su questi giorni di sofferta speranza

Aderisci al gruppo su Facebook “Where is their vote?”: Io sto con i giovani e le donne di Teheran!”

o telefona allo 091.7486341 per adesioni o per conoscere la realtà iraniana

Iniziativa Nonviolenta per i diritti Umani in Iran, Mir Movimento Internazionale della Riconciliazione,  Rete Lilliput Amnesty International, Ubuntu,Vis Volontariato Internazionale Per Lo Sviluppo, Comunità di sant’Egidio, ACLI Palermo , ARCI , Arci gay, Riconciliazione.it, Chiesa Valdese di Palermo, Itaca,  Human Right Youth Organization, Rita Borsellino, Altrastoria, Partito Democratico Palermo, Gr. Radicali Palermo, Giovani democratici , Federazione Giovanile Socialista Gioventu’ Liberale Italiana; Nuova democrazia, forum giovani AltraStoria.

———————————-

Mozione approvata all’unanimità dal consiglio regionale della Toscana

Solidarieta’ con la lotta democratica del popolo iraniano

Il Consiglio Regionale della Toscana

esprime

viva apprensione e forte preoccupazione per quanto sta avvenendo in Iran, dove, dopo lo svolgimento delle elezioni presidenziali, che hanno registrato un massiccio afflusso alle urne, e in seguito all’unilaterale proclamazione del conseguimento della vittoria da parte dell’ex presidente Ahmadinejad e la conseguente contestazione del risultato, considerato non credibile e viziato da gravi irregolarità, da parte dell’opposizione e da un ampio e determinato movimento di opinione pubblica, sono andate maturando gravi tensioni e si è andato creando un clima di grave instabilità;

ritiene

inaccettabile e assolutamente condannabile il ricorso alla violenza contro i manifestanti, cui più volte, in forme talora crude ed efferate, hanno fatto ricorso sia le forze regolari di polizia sia le squadre paramilitari dei cosiddetti “Basij”

condanna

in particolare, le uccisioni di uomini e donne inermi  (che i filmati che giungono dell’Iran, sia pure in un momento di inaccettabile oscuramento dell’informazione giornalistica, documentano in modo inoppugnabile) e l’arresto e la detenzione dei dimostranti

manifesta

viva e convinta solidarietà a coloro che in Iran si impegnano per il rispetto della legalità, per la trasparenza della dimensione pubblica, per la democrazia e i diritti umani, in piena coerenza con le posizioni più volte unanimemente espresse e votate dall’ Assemblea Consiliare

conferma

pieno appoggio e sostegno alla comunità iraniana di Firenze e della Toscana ed in particolare ai giovani e agli studenti che si vanno esemplarmente impegnando in un’opera attiva di informazione dell’opinione pubblica su quel che nel loro Paese va avvenendo e per sostenere la battaglia di libertà dei loro connazionali in patria

assume

un coerente impegno di vicinanza e di fattiva solidarietà con le famiglie delle vittime, impegnandosi ad attivarsi per studiarne e metterne a punto forme di concreto sostegno alle loro istanze di carattere umano ed etico ed alle loro necessità di ordine materiale

impegna

la Giunta Regionale ad impegnarsi, in tutti gli ambiti e nelle forme possibili, nel sostenere la lotta per il rispetto dei diritti umani dei democratici e del popolo iraniano e a mettere in atto forme concrete di sostegno e di solidarietà  con la società civile di quel Paese e con la comunità iraniana di Firenze e della Toscana

chiede

al Governo nazionale di non riconoscere la presidenza di Mahmoud Ahmadinejad finché non siano sciolti i dubbi sulla legittimità del risultato elettorale, o non si siano svolte nuove elezioni (come richiesto dal candidato Moussavi e dall’opposizione democratica), non sia cessata la repressione,
non sia ristabilito un clima di dialogo e di rispetto della legalità

auspica

che l’Unione Europea e la Comunità internazionale, pur nel mantenimento della disponibilità al dialogo e al confronto con la Repubblica islamica iraniana, tengano ferma la richiesta esigente
del ripristino di un clima di serenità che solo il rilascio degli arrestati, la fine della repressione e l’apertura reale di un confronto con l’opposizione può assicurare in quel grande e travagliato Paese.

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a Palermo Sit-in Rete Lilliput, per i diritti umani in Iran

Giugno 26, 2009 · Lascia un Commento

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Iran: alla camera ed al senato, interrogazioni urgenti al Ministro degli Esteri per iniziative su Iran a difesa libertà di manifestazione

Giugno 16, 2009 · Lascia un Commento

16 giugno 2009-Il Deputato radicale Matteo Mecacci, Membro della Commissione esteri, ha depositato un’interrogazione urgente al Ministro degli Esteri per chiedere un intervento bilaterale del nostro paese, che attualmente è anche Presidente del G8, nei confronti del Governo iraniano. Nell’interrogazione Mecacci chiede che l’Italia convochi l’Ambasciatore Iraniano a Roma e si faccia promotore di un’iniziativa che punti a una verifica internazionale indipendente da parte di una commissione di inchiesta, sulla regolarità del voto per le elezioni presidenziali, e per chiedere che sia pienamente garantita la libertà di manifestazione all’opposizione.

di seguito il testo dell’interrogazione

Interrogazione a risposta orale in Commissione Esteri

Premesso che;

A seguito dello svolgimento delle elezioni presidenziali iraniane lo scorso 13 giugno 2009, il maggiore candidato contrapposto al Presidente uscente della Repubblica Islamica iraniana, Mir Hossein Moussavi ha denunciato la commissione di brogli elettorali da parte delle autorità iraniane;

nelle ore successive alla chiusura dei seggi elettorali, secondo quanto documentato dai media internazionali, si sono verificate a Teheran, e successivamente anche in altre zone del paese, manifestazioni popolari che denunciavano i brogli elettorali che sono state represse con la violenza da parte delle autorità iraniane;

nelle ultime ore il Governo iraniano ha dichiarato illegali tutte le manifestazioni, sospendendo così la libertà di manifestazione in Iran;

l’associazione iraniana per la libertà di stampa ha chisto che: ‘L’occidente non riconosca la vittoria di Ahmadinejad fino allo sblocco dei media’. Quest’ultimo, infatti, si è reso artefice di una massiccia censura dei mezzi di informazione, da internet ai telefonini, dai giornali alle Tv straniere. C’è stato il blocco di cellulari poichè il numero di sms inviato quotidianamente è raddoppiato nei giorni precedenti le elezioni, passando da una media di 55 milioni a 110 milioni costituendo una temibile fonte di controinformazione al potere costituito, seguito dalla censura per tv e siti web, soprattutto quelli di condivisione più popolari – da YouTube a Facebook – dove cominciavano ad apparire sempre più numerosi i video amatoriali ripresi coi cellulari a testimonianza degli scontri in atto. In seguito a ciò a Teheran si denuncia: ‘Non c’è democrazia senza libera circolazione delle informazioni’;

alcuni paesi europei, ad esempio la Germania, hanno già convocato l’Ambasciatore Iraniano per esprimere la loro preoccupazione sulla repressione delle manifestazioni e per chiedere una verifica scrupolosa del rispetto delle norme che garantiscono la democraticità del voto per le presidenziali;

nei mesi scorsi il Governo Italiano, e in particolare il Ministro degli Esteri Frattini, ha dovuto cancellare per ben due volte un incontro in Iran con il Presidente della Repubblica Islamica Iraniana Mahmoud Ahmadinejaad, dopo che le date erano state già fissate;

lunedì 15 giugno l’Unione Europea ha espresso la sua preoccupazione per le violenze in corso in Iran e ha chiesto la verifica scrupolosa del rispetto delle leggi elettorali;

lunedì 15 giugno la Guida Suprema della Repubblica Islamica Iraniana Ali Khameini ha invitato Moussavi “ad agire con calma e seguendo le vie legali”;

premesso altresì che:

all’Italia è attualmente attribuita la Presidenza di turno del G8, e cioè del gruppo dei paesi democratici più sviluppati e industrializzati;

chiede di sapere

Se non ritenga urgente convocare l’Ambasciatore iraniano a Roma per chiedere l’avvio di un’inchiesta internazionale indipendente per verificare la regolarità e la correttezza dello svolgimento delle elezioni presidenziali iraniane e per chiedere la fine della repressione violenta delle manifestazioni di dissenso politico e ripristinare la libertà di manifestazione;

se non ritenga di dover sospendere qualsiasi attività di preparazione ed abbandonare ipotesi di incontri bilaterali con il Presidente Iraniano Mahmoud Ahmadinejaad in assenza di verifiche serie della regolarità delle elezioni presidenziali;

Matteo Mecacci
http://www.radicali.it/view.php?id=143761Iran,

Al Ministro degli Affari Esteri

premesso che:

all’indomani della proclamazione dei risultati elettorali che hanno visto la rielezione del presidente Mahmoud Ahmadinejad, sulla cui rielezione pesano pesanti accuse di brogli,  la situazione dell’Iran ha visto mobilitarsi centinaia di migliaia di cittadini in protesta con il risultato delle elezioni;

secondo fonti giornalistiche, nel corso della pacifica manifestazione di lunedì 15 giugno a sostegno dell’ex candidato alle presidenziali Mir  Mir Hossein Mussavi  è costata la vita a sette civili, dopo essere stati catturati da una unità militare;

inoltre, pare abbiano arrestato  Mohammad Ali Abtahi, ex stretto collaboratore del presidente riformista Mohammad Khatami, secondo quanto rende noto il suo staff;

i fatti delle ultime ore stanno provocando molte tensioni a livello delle diverse istituzioni del Paese, oltre che preoccupazione e sconcerto in tutto il mondo;

il  presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Irna, ha attaccato il ministro dell’Interno per le violenze sui civili e gli studenti universitari;

la massima autorità religiosa iraniana, Ali Khamenei, ha promesso un’inchiesta e intanto l’ex candidato alle presidenziali Moussavi ha fatto ricorso al Consiglio dei Guardiani in qualità di ultima istanza possibile nella Repubblica islamica dell’Iran;

mobilitazioni di massa si annunciano ancora nelle prossime ore, i cittadini iraniani stanno manifestando da giorni in un enorme movimento di protesta pacifico contro il contestato risultato elettorale e un movimento di protesta si sta organizzando in tutto il mondo a sostegno della protesta civile in Iran.

_______________________________________________

INTERROGAZIONE URGENTE IN AULA

SENATO DELLA REPUBBLICA

16 giugno 2009

si chiede di sapere:

se e quali siano le iniziative il Ministero degli Affari Esteri abbia attivato, in rispetto dei suoi impegni internazionali e delle sue responsabilità, per far fronte ad una situazione che secondo le prime informazioni manifesta numerosi motivi di preoccupazione;

se il Ministero degli Affari Esteri non voglia impegnarsi attivamente affinché le Nazioni Unite siano coinvolte in questo delicato momento e come intenda adempiere alla realizzazione degli indirizzi fissati dalla riunione dell’Unione Europea tenuta il 16 giugno scorso a Lussemburgo.

PIETRO MARCENARO, MARINARO, LIVI BACCI, PERDUCA

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Chiediamo ai parlamentari italiani di far intervenire il governo per la liberazione degli studenti democratici arrestati a Teheran

Giugno 15, 2009 · Lascia un Commento

Moussavi

[INIZIATIVA NONVIOLENTA]:

Scrivi ai parlamentari per

chiedere una interrogazione sugli scontri in Iran e sull’arresto dei leader

dell’opposizione all’indomani delle elezioni politiche

Clicca il testo evidenziato in giallo e scrivi ai parlamentari per chiedere un’interrogazione parlamentare sui fatti di Teheran.

Linka e copia questo testo sul tuo blog!

 

where is my voteCambia la tua foto su Facebook e sugli altri social network,

aggiungi pure tu  “where is my vote?”.

 

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Io sto con Moussavi!

Giugno 14, 2009 · Lascia un Commento

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Minoranze irachene: appello di Monsignor Warduni (Baghdad) alla comunità internazionale. Lettera aperta al Senato italiano

Novembre 11, 2008 · Lascia un Commento

By Baghdadhope

“Noi ci appelliamo a tutti – governi, popoli, organizzazioni
internazionali – perché facciano pressione sul governo e sui deputati
iracheni perché mettano in pratica ciò che sempre promettono: il
riconoscimento dei nostri diritti in quanto cittadini iracheni. In
questo senso ogni iniziativa tesa a preservare tali diritti può essere
utile.”
Con queste parole Monsignor Shleimun Warduni, Patriarca vicario
caldeo, ha lanciato attraverso il blog Baghdadhope che lo ha
intervistato un appello a tutte le forze politiche e sociali del mondo
a favore del rispetto dei diritti delle minoranze irachene tra le
quali quella cristiana è la maggioritaria per quanto riguarda i
numeri.

La scorsa settimana il Senato della Repubblica Italiana ha approvato
una mozione bipartisan sulle persecuzioni delle comunità cristiane nel
mondo.
Ad esso si appella Baghdadhope con una lettera aperta:
· Lo scorso 22 luglio il Parlamento iracheno aveva approvato la legge
di regolamentazione delle prossime elezioni dei consigli provinciali
che si terranno il 31 gennaio 2009.
· La suddetta legge comprendeva un articolo, il n° 50, che assicurava
15 seggi alle minoranze cristiana, yazida e shabak in 6 consigli
provinciali (Baghdad, Ninive, Bassora, Erbil, Dohuk e Kirkuk) così
ripartiti: (Cristiani Baghdad=3, Ninive=3, Erbil=2, Dohuk=2, Kirkuk=2,
Bassora=1, Shabak Ninive=1 e Yazidi Ninive=1)
· A seguito della mancata approvazione della legge da parte del
Consiglio Presidenziale, e della conseguente sua revisione da parte
del Parlamento lo scorso 24, quest’ultimo aveva ripresentato il testo
cancellandone però completamente l’articolo 50.
· A seguito delle diverse proteste elevate per la cancellazione
dell’articolo 50 da parte di rappresentanti politici e religiosi
iracheni, delle manifestazioni tenutesi in Iraq ed all’estero, del
risalto dato alla questione dai media internazionali e dell’impegno da
parte delle stesse Nazioni Unite a trovare una soluzione al problema
della prevista cancellazione della rappresentatività politica delle
minoranze, il parlamento iracheno aveva deciso di reinserire
l’articolo 50 nel corpo della legge.
· Il 27 ottobre il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite in
Iraq, Staffan De Mistura, aveva presentato al parlamento iracheno una
proposta che prevedeva la riduzione dei consigli provinciali in cui
riservare dei seggi per le minoranze da 6 a 3 (Baghdad, Ninive e
Bassora) quella degli stessi seggi, che passavano da 15 a 12, e la
loro distribuzione (cristiani Baghdad=3, Ninive=3, Bassora=1, Yazidi
Ninive=3, Shabak Ninive=1, Mandei (assenti nella legge del 22 luglio)
Baghdad=1)
· Il 2 novembre 106 deputati sui 150 presenti al parlamento iracheno
hanno votato per un’ulteriore diminuzione degli spazi politici
concessi alle minoranze dimezzando il numero di seggi ad esse
garantiti dai 12 previsti dalla proposta delle NU a 6 (cristiani
Baghdad=1, Ninive=1, Bassora=1, Shabak Ninive=1, Yazidi Ninive=1,
Mandei Baghdad=1)
· Sabato 8 novembre il Consiglio Presidenziale ha approvato la
proposta parlamentare ed ha confermato quindi ciò che Monsignor
Warduni aveva definito in un’intervista al SIR “un’elemosina”
specificando inoltre che “L’art. 50 così come approvato ci nega i
diritti per questo ho chiesto ancora una volta che venisse
ripristinato come era in origine. Per tutta risposta è arrivata questa
triste decisione.”

Ricordando
le parole conclusive delle 4 mozioni presentate al Senato lo scorso 30
ottobre sulle PERSECUZIONI DELLE COMUNITA’ CRISTIANE NEL MONDO da 85
senatori del Popolo della libertà, del Gruppo Lega Nord Padania, del
Gruppo UDC-Südtiroler Volkspartei-Autonomie e del Partito Democratico

(1-00046) Popolo della libertà
GASPARRI, QUAGLIARIELLO, FERRARA, TOFANI, BALBONI, POLI BORTONE,
SANTINI, PICHETTO FRATIN, SARO, DE FEO, SANCIU, COMINCIOLI, PASTORE.
… impegna il Governo ad assumere iniziative volte a contrastare la
persecuzione delle comunità cristiane in India, in Iraq e in altri
Paesi.

(1-00047) Gruppo Lega Nord Padania
BRICOLO, ADERENTI, BODEGA, BOLDI, CAGNIN, DIVINA, FILIPPI Alberto,
FRANCO Paolo, GARAVAGLIA Massimo, LEONI, MARAVENTANO, MAURO,
MAZZATORTA, MONTANI, MONTI, MURA, PITTONI, RIZZI, STIFFONI, TORRI,
VACCARI, VALLARDI, VALLI.
… impegna il Governo ad adoperarsi, direttamente e attraverso l’Unione
europea, per verificare e monitorare la condizione dei cristiani nei
Paesi in cui essi costituiscono una minoranza e a valutare
l’opportunità di subordinare ogni ulteriore rapporto di carattere
politico o economico con tali Paesi all’effettiva tutela da parte loro
delle minoranze cristiane presenti sul loro territorio; ad istituire
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un «Osservatorio sulla
condizione dei cristiani nel mondo», che abbia, tra le altre funzioni
di consulenza al Governo, quella di valutare il prosieguo delle
relazioni diplomatiche, in particolare quelle relative alla
cooperazione allo sviluppo che implicano l’erogazione di fondi da
parte del bilancio statale, con i Paesi che non garantiscono il
rispetto dei diritti delle minoranze cristiane e/o non hanno
sottoscritto la Convenzione dei diritti dell’uomo.

(1-00048) Gruppo UDC-Südtiroler Volkspartei-Autonomie
D’ALIA, PINZGER, FOSSON, CINTOLA, PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, GIAI,
CUFFARO.
…impegna il Governo ad intervenire direttamente presso le autorità
nazionali indiane affinché sia fatta chiarezza e siano individuati i
responsabili che propugnano azioni di pulizia etnico-religiosa in
India, affinché, vengano adottate effettive misure di sicurezza nei
confronti delle minoranze religiose cristiane, sia previsto
l’effettivo risarcimento dei danni subiti dalle comunità religiose
oggetto di atti vandalici e siano assicurati alla giustizia gli autori
degli omicidi e degli attentati; ad adottare inoltre identica
iniziativa volta a contrastare le persecuzioni delle comunità
cristiane in Iraq come negli altri Paesi menzionati

(1-00049) Partito Democratico
FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, SOLIANI, GARAVAGLIA Mariapia, GRANAIOLA,
SANGALLI, FIORONI, AGOSTINI, BIONDELLI, DEL VECCHIO, MAGISTRELLI,
MARINO Mauro Maria, RANDAZZO, GUSTAVINO, LEDDI, ROSSI Nicola,
COSENTINO, RUSCONI, PERTOLDI, FONTANA, VITA, NEROZZI, LEGNINI, CERUTI,
BASSOLI, ROSSI Paolo, FISTAROL, BOSONE, BAIO, LIVI BACCI, MARCUCCI,
BERTUZZI, BLAZINA, GHEDINI, ARMATO, TREU, VILLARI, RANUCCI, PIGNEDOLI,
DE SENA
..impegna il Governo ad adoperarsi in tutte le sedi comunitarie e
internazionali, nonché nell’ambito dei rapporti internazionali
bilaterali, affinché vengano garantiti i diritti fondamentali della
persona e le libertà religiose e venga posta fine alle violenze e alle
persecuzioni alimentate dal fondamentalismo etnico e religioso in
ciascun Paese o area di crisi mondiale; in particolare, a promuovere
il rafforzamento del ruolo internazionale dell’Unione europea quale
modello sociale e istituzionale di riferimento per la tutela e la
promozione su scala mondiale dei diritti umani e dei valori della
laicità e della pace.

Riferendo
le parole di Monsignor Shleimun Warduni che nonostante
l’insoddisfazione espressa per la decisione del governo iracheno ha
speranza che il futuro possa riservare alle minoranze il giusto posto
e peso nelle decisioni politiche del paese di cui esse sono parte
storica ed integrante: “Ci è stato assicurato che il numero dei seggi
destinati alle minoranze, per il quale ripeto dichiariamo la nostra
insoddisfazione, aumenterà in futuro. Che questa decisione è
provvisoria, che sarà valida solo per la prossima tornata elettiva dei
consigli provinciali e che dopo un censimento della popolazione, potrà
essere rivista.”

Confidiamo
· nell’interesse dei Senatori firmatari delle mozioni di cui sopra al
destino non solo della comunità irachena cristiana quanto a quello di
tutte le minoranze di un paese di cui esse sono e si sentono cittadini
a tutti gli effetti
· nella lunga storia della democrazia italiana a difesa dei diritti
delle minoranze a prescindere dalla religione da esse professata e
dall’etnia cui appartengono
· che gli 85 Senatori firmatari delle mozioni succitate continuino
nell’impegno e lavorino per la difesa dei diritti di tutte le
minoranze irachene, dei cristiani ma anche degli Shabak, degli Yazidi
e dei Mandei, perché il loro rispetto è condizione necessaria per la
nascita di un vero Iraq democratico da tutti sempre auspicato.

Copia di questo post è stata inviata a tutti gli 85 Senatori che hanno
firmato le 4 mozioni presentate lo scorso 30 ottobre.

(Il Popolo della Libertà)
Balboni balboni_a@posta.senato.it
Comincioli comincioli_r@posta.senato.it
DE FEO defeo_d@posta.senato.it
FERRARA ferrara_m@posta.senato.it
GASPARRI gasparri@tin.it
PASTORE pastore_a@posta.senato.it
PICHETTO FRATIN pichettofratin_g@posta.senato.it
POLI BORTONE polibortone_a@posta.senato.it
QUAGLIARELLO quagliariello_g@posta.senato.it
SANCIU sanciu_f@posta.senato.it
SANTINI santini_g@posta.senato.it
SARO saro_g@posta.senato.it
TOFANI tofani_o@posta.senato.it
(Gruppo Lega Nord Padania)
ADERENTI aderenti_i@posta.senato.it
BODEGA bodega_l@posta.senato.it
BOLDI boldi_r@posta.senato.it
BRICOLO bricolo_f@posta.senato.it
CAGNIN cagnin_l@posta.senato.i
DIVINA divina_s@posta.senato.it
FILIPPI ALBERTO filippi_a@posta.senato.it
FRANCO PAOLO franco_p@posta.senato.it
GARAVAGLIA MASSIMO garavaglia_massimo@posta.senato.it
LEONI leoni_g@posta.senato.it
MARAVENTANO maraventano_a@posta.senato.it
MAURO mauro_r@posta.senato.it
MAZZATORTA mazzatorta_s@posta.senato.it
MONTANI montani_e@posta.senato.it
MONTI monti_c@posta.senato.it
MURA mura_r@posta.senato.it
PITTONI pittoni_m@posta.senato.it
RIZZI rizzi_f@posta.senato.it
STIFFONI stiffoni_p@posta.senato.it
TORRI torri_g@posta.senato.it
VACCARI vaccari_g@posta.senato.it
VALLARDI vallardi_g@posta.senato.it
VALLI valli_a@posta.senato.it
Gruppo UDC, SVP e Autonomie
CINTOLA cintola_s@posta.senato.it
CUFFARO cuffaro_s@posta.senato.it
D’ALIA dalia_g@posta.senato.it
FOSSON fosson_a@posta.senato.it
GIAI giai_m@posta.senato.it
PETERLINI peterlini_o@posta.senato.it
PINZGER pinzger_m@posta.senato.it
THALER AUSSERHOFER thalerausserhofer_h@posta.senato.it
Gruppo Partito Democratico
AGOSTINI agostini_m@posta.senato.it
ARMATO armato_t@posta.senato.it
BIONDELLI biondelli_f@posta.senato.it
BASSOLI bassoli_f@posta.senato.it
BOSONE bosone_d@posta.senato.it
BAIO baiodossi_e@posta.senato.it
BLAZINA blazina_t@posta.senato.it
BERTUZZI bertuzzi_m@posta.senato.it
COSENTINO cosentino_l@posta.senato.it
CERUTI ceruti_m@posta.senato.it
DEL VECCHIO delvecchio_m@posta.senato.it
DE SENA desena_l@posta.senato.it
FINOCCHIARO finocchiaro_a@posta.senato.it
FIORONI fioroni_a@posta.senato.it
FONTANA fontana_c@posta.senato.it
FISTAROL fistarol_m@posta.senato.it
GARAVAGLIA MARIAPIA garavaglia_mariapia@posta.senato.it
GRANAIOLA granaiola_m@posta.senato.it
GUSTAVINO gustavino_c@posta.senato.it
GHEDINI ghedini_r@posta.senato.it
LATORRE latorre_n@posta.senato.it
LEDDI leddi_m@posta.senato.it
LEGNINI legnini_g@posta.senato.it
LIVI BACCI livibacci_m@posta.senato.it
MAGISTRELLI magistrelli_m@posta.senato.it
MARCUCCI marcucci_a@posta.senato.it
MARINO MAURO MARIA marino_m@posta.senato.it
NEROZZI nerozzi_p@posta.senato.it
PERTOLDI pertoldi_f@posta.senato.it
PIGNEDOLI pignedoli_l@posta.senato.it
RANDAZZO randazzo_a@posta.senato.it
RANUCCI ranucci_r@posta.senato.it
ROSSI NICOLA rossi_n@posta.senato.it
ROSSI PAOLO rossi_p@posta.senato.it
RUSCONI rusconi_a@posta.senato.it
SANGALLI sangalli_g@posta.senato.it
SOLIANI soliani_a@posta.senato.it
TREU treu_t@posta.senato.it
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Quando impareremo dalla storia?

Luglio 6, 2008 · Lascia un Commento

Maledetto chi lede il diritto del forestiero,

dell’orfano e della vedova!

Tutto il popolo dirà: Amen (Dt 27,19)

 

Quando impareremo dalla storia?

Animatori di Giustizia e Pace in difesa dei minori nomadi e migranti, contro la richiesta di impronte digitali per i rom e la detenzione dei minori “clandestini.”

 

In questi giorni stiamo assistendo a un crescendo di violenza a diversi livelli.
Violenza xenofoba contro gli immigrati; razzista contro Rom e Sinti; di polizia contro quanti protestano per difendere il proprio territorio; di Cosa nostra, della Camorra e della ‘Ndrangheta con le loro estorsioni. In questo contesto è particolarmente esposto chiunque sia “diverso”: oggi il rumeno, il nero, il cinese, come ieri il meridionale, il “terrone”.
 
Questa subcultura della violenza purtroppo lascia indifferenti o vede complici ampi strati della società, venendo così strumentalizzata da molta parte del mondo politico, per fini non solo elettoralistici.
 

 Questa subcultura si esprime e si fonda nelle paure, di singoli e di gruppo:

che, senza un governo autorevole, si rifugiano nell’autoritarismo.

Autoritarismo che ha fruttato al Paese più richiami internazionali: dalla U.E.,  all’ O.N.U., alla S. Sede.

In particolare intendiamo segnalare con scandalo la gravità delle minacce ai i minori nomadi e migranti. 
  • Non accettiamo i ventilati provvedimenti di richiesta delle impronte di identità per i minori Rom e Sinti, perché ledono la dignità personale attraverso un’operazione di etichettamento; 
  • Così come denunciamo, tra le varie norme del cosiddetto pacchetto “sicurezza”, la possibilità di detenzione dei minori migranti , accomunati sotto il marchio di “clandestini”, senza il benché minimo riconoscimento della dignità umana, loro e degli agli migranti.

Le Chiese, i religiosi e i laici cristiani non possono stare a guardare !
Bisogna tornare ad essere “Chiesa Confessante”, affermando insieme  una Fede non connivente col potere abusato; una Fede capace di testimoniare la Verità di fronte a tutti i violenti e nella vicinanza a quanti soffrono e chiedono giustizia.

 

Una giustizia giusta, perché coerente, e non del doppio binario, quale quella che si va profilando: draconiana con i deboli e remissiva con i forti. 

 Intendiamo essere quindi Chiesa ricca della testimonianza dei tanti Puglisi, Romero, M.L. King, Jagerstatter, Bonhoeffer, Trocmé, Abbè Pierre, don Zeno …, che hanno saputo tenere alta la Coscienza di fronte alla violenza dilagante del loro tempo e dei loro luoghi.    

 ***

 

Con  gli Animatori di Giustizia Pace e Integrità del Creato (GPIC) della famiglia francescana, anche noi vogliamo attirare l’attenzione sul pericolo attualmente rappresentato da una diffusa attitudine alle generalizzazioni per cui, a partire da episodi di criminalità compiuti da singoli individui ed in circostanze spesso ascrivibili alla cronaca locale, si perviene ad un giudizio negativo su intere etnie.

 

“Nell’odierno contesto sociale si fa più diffuso un sentimento di paura e di insicurezza, il quale è spesso amplificato dai mezzi di comunicazione per ragioni a nostro avviso non sempre trasparenti.

 

A tale percezione di una situazione di ‘emergenza’ si risponde con atteggiamenti culturali semplificanti, che tendono a risolvere la complessità della situazione nella ricerca di un capro espiatorio e nella messa in atto di rimedi drastici e soluzioni che nei fatti non tengono conto del rispetto della dignità e della storia delle singole persone. 

Angosciante è l’abbinamento -anche nei titoli dei giornali- dell’ ‘emergenza immigrati’, ‘emergenza Rom’ con l’ ‘emergenza rifiuti’, quasi che essi  stessi siano scarti della società semplicemente da rimuovere dalle nostre città.

Alla base di queste paure vi è forse proprio una forma di sopravvalutazione del bisogno di sicurezza, la quale in realtà rivela chiusura al dialogo e all’incontro con l’altro.” 

Condividiamo altresì la denuncia della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari (CIMI), la dove dichiara che. 

“La ‘criminalizzazione’ dei migranti e il conseguente tentativo di farne il ‘capro espiatorio’ per una crisi sociale che ha ben altre radici, ci amareggia e ci spinge a dissentire dallo ‘spirito’ che sembra prevalere nella società.

Ci sembra di riconoscere lo stesso ‘virus’ che ha coinvolto, attraverso il crescente ricorso alla violenza e alla logica della competizione e della manipolazione mediatico-politica, il nostro tessuto sociale, minandone le difese ‘civili’.”  

*** 

“Riteniamo che non sia  “un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse) che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere. L’Onu prevede che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di rifugiati climatici.
I ricchi inquinano, i poveri pagano.” 
 

Il missionario Alex Zanotelli  ha infatti dichiarato :


”Mi vergogno di appartenere ad un popolo che non si ricorda che è stato fino a ieri un popolo di migranti («quando gli albanesi eravamo noi»): si tratta di oltre sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero. I nostri migranti sono stati trattati male un po’ ovunque e hanno dovuto lottare per i loro diritti. Perché ora trattiamo allo stesso modo gli immigrati in mezzo a noi? Cos’è che ci ha fatto perdere la memoria in tempi così brevi? Il benessere? Come possiamo criminalizzare il clandestino in mezzo a noi?
Come possiamo accettare che migliaia di persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare nel nostro “Paradiso”? E’ la nuova tratta degli schiavi che lascia una lunga scia di cadaveri dal cuore dell’Africa all’Europa. Mi vergogno di appartenere ad un paese che si dice cristiano ma che di cristiano ha ben poco.
Come possiamo dirci cristiani mentre dalla nostra bocca escono parole di odio e disprezzo verso gli immigrati e i Rom? Come possiamo gloriarci di fare le adozioni a distanza mentre ci rifiutiamo di fare le “adozioni da vicino”?” 

 

 

 

 

 

*** 

“Come discepoli di Cristo, rimaniamo sconcertati nel constatare come episodi di intolleranza, giustizia sommaria, discriminazione ed esclusione abbiano potuto trovare terreno fertile anche in varie comunità cristiane. Questi fatti gettano una luce particolarmente inquietante sul tipo di Vangelo e di ‘evangelizzazione’ che in tutti questi anni la Chiesa, cui apparteniamo e di cui siamo espressione, ha proclamato e testimoniato. Siamo infatti persuasi che il ‘virus’ di cui sopra deve essere combattuto anche attraverso la nostra predicazione, l’accoglienza evangelica e la testimonianza quotidiana di ospitalità.” (CIMI). 

*** 

“Si prospetta dunque un lavoro urgente, tanto più urgente quanto più vorticosamente notizie drammatiche di ogni genere si scalzano una dopo l’altra sugli schermi televisivi e le pagine di giornale.
Il lavoro è quello di fermarsi a osservare e studiare. Non studiare loro – come tante persone, anche animate dai migliori intenti, purtroppo non sempre adeguati al caso, oggi chiedono. No: studiare noi stessi! Osservare come funziona la nostra lettura dei fatti, quali sono le paure che ci abitano, per quale motivo noi reagiamo così e, anche, chi può avere interesse a infuocare e manipolare l’ancestrale paura della diversità. 

Intanto, mentre aspettiamo, ostinatamente, che un “lavoro” di questo genere prenda forma e si moltiplichi, non possiamo tacere. Perché, anche questo ce lo ha insegnato a grave prezzo la storia, certi silenzi sono connivenze, certe omissioni sono omertà.
Non possiamo accettare le espressioni di violenza e di odio che emittenti di vario genere riprendono e così fomentano, a propria volta, un linguaggio da bettola, rilanciato senza più vergogna. (Il paragone con il Rwanda, dove i mezzi di comunicazione ebbero un ruolo chiave nell’incitare al genocidio del 1994, è senz’altro esagerato; ma il meccanismo rimane, alla base, lo stesso).

Non possiamo tacere: perché le parole hanno un peso e formano le coscienze, soprattutto quelle dei giovani, ma non solo le loro. Hanno un peso e invadono la mente, autorizzando, quantomeno, i gesti violenti che poi diventano, qua e là, pogrom, pestaggi di gruppo, distruzione di povere cose.” [Cristina Simonelli, teologa (specializzata in Scienze patristiche), che fa parte da trent’anni del Gruppo Ecclesiale Veronese tra i Rom e i Sinti]

*** 

“Vogliamo quindi  esprimere solidarietà e vicinanza ai nostri fratelli e sorelle migranti assicurando loro che non saranno mai soli in questo viaggio di speranza comune.” (CIMI).

Giovanni XXIII scriveva, ormai 45 anni fa, nell’Enciclica Pacem in Terris: «Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse (cf. Radiomessaggio natalizio di Pio XII, 1952). Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale».

  

Paolo VI, nel 1965, aveva dichiarato a rom e sinti “voi siete nel cuore della Chiesa“,

 

 

 

con le parole di Giovanni  Paolo II, durante il Giubileo del 2000, ha chiesto perdono di tanti suoi silenzi; non vogliamo sentirci ancora colpevoli e non vogliamo che ciò accada di nuovo oggi.

Coordinamento  Giustizia,  Pace, Integrità del Creato

Fra’ Graziano Bruno jpic-ofm
Salvatore Scaglia jpic- laici domenicani
Francesco Lo Cascio movimento internazionale della riconciliazione
Bruno di Maio Segretaritato Attività ecumeniche SAE

adesioni:

dott. Mario Affronti “Migrantes”-Palermo, direttore centro diocesano di pastorale per la Migrazione
Suor Rosa Maurantonio suore missionarie comboniane
Maria Montana fraternità laici comboniani
Daniele Tinaglia Coordinatore Regionale VIS (ong salesiana)                                                                                 Don Enzo Volpe sdb Animazione Missionaria dei Salesiani di Sicilia
past. Giuseppe Ficara  movimento internazionale della riconciliazione

 

 

 

 

 

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Kriminalpolizeidokument 1943: BAMBINO.

Luglio 1, 2008 · Lascia un Commento

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Il Vangelo secondo gli zingari

Giugno 29, 2008 · Lascia un Commento

di Fabrizio Ravelli

 

Se questo è un prete. Qualcuno potrebbe anche chiederselo. Porta un cappello nero che si calca in testa fin da quando si alza dal letto, per uscire dalla roulotte e lavarsi all’aperto. Anche oggi che piove, qui nel piccolo campo di Pozzuolo dove è «in visita, a trovare gli amici». Ha due baffetti bianchi sottili alla Clark Gable, e le sopracciglia cespugliose fanno ombra agli occhi scaltri.

«Cosa volete farmi dire? Perché io sono più furbo di voi, e dico quello che voglio». Voi giornalisti, ma anche voi gagi, voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case.

Don Mario Riboldi ha quasi settantanove anni – magro come un violinista gitano, vigoroso come un domatore di cavalli – ed era un ragazzo di Biassono quando entrò in seminario. Si fece prete, e ancora mancava qualcosa alla sua vita: «Ero appena prete, vicino a Magenta, quando ho visto questo gruppo di sinti. E ho pensato: chi porta il Vangelo a questa gente? Ed eccomi qui, dopo cinquantacinque anni».

E quindi, «sarei anche brianzolo, ma faccio il nomade con gli zingari». Da quando si fece zingaro, prete-zingaro: «Da quando mi sono messo in cammino».

Ci sono molti preti in Italia che si occupano di zingari, «gli ultimi degli ultimi», che hanno imparato a conoscerli nel bene e nel male. Che ci sono sempre quando le ruspe spianano baracche, e bisogna trovare un letto per donne e bambini. Che battagliano con sindaci e prefetti. Che trattano con scuole e ospedali. Che si prendono gli insulti dei gagi, perché gli zingari nessuno li vuole. Ma ci sono poi pochi preti, in Italia, e nessuno in altri paesi d’Europa, che si fanno zingari. Nel senso che vanno a vivere fra loro, con loro. Che dormono nelle roulotte o nelle baracche. Che sanno chi nasce e chi muore, chi va in galera e chi si innamora, chi trova lavoro e chi si ammala.

Don Mario sono cinquantacinque anni che fa questa vita. Casa sua è il campo rom di  Brugherio, uno spiazzo di ghiaia sotto la tangenziale. Ma è sempre «in cammino», conosce tutti e tutti lo conoscono nel mondo dei gitani d’Italia.

Adesso è qui, nel piccolo campo alle porte di Udine, con il suo allievo-scudiero don Massimo

Mostioli, un ragazzone pavese con gli occhi azzurrissimi e i piedi scalzi nei sandali, che lo

accompagna e intanto studia la lingua degli zingari. Domani saranno di nuovo per strada, verso la Spagna. Dentro al vecchio camper don Massimo fa il caffè. E don Mario fa il conto di quanti sono i preti-zingari come loro in Italia. Non ci vuole molto, sono sette.

«A Verona don Francesco Cipriani, e a Bologna frate Flavio, un cappuccino. A Pisa c’è Agostino Rota Martir, un saveriano che vive con dei korakhané bosniaci, musulmani. Qui a Udine don Federico Schiavon. C’era don Renato Rosso, che venne con me in Friuli nel ‘72 e adesso è in Bangladesh, con i nomadi che lì sono decine di milioni. Poi ci sono le Piccole Sorelle di Gesù che stanno a Crotone, e le Luigine a Torino, due sorelle suore». E anche due sacerdoti rom: don Osvaldo Morelli che è viceparroco a Nocelleto di Carinola, provincia di Caserta, e frate Pasquale Barbetta.

Ma loro non vivono nei campi nomadi, per ora almeno.

Dietro di loro c’è un settore organizzato della Chiesa, l’UNPReS (Unione nazionale pastorale rom e sinti), ci sono pubblicazioni e convegni, c’è l’arcivescovo Agostino Marchetto segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti. Ma non si viene mandati o comandati a vivere da zingari, quella è una scelta personale. Che deve essere autorizzata dal vescovo.

Quello che diede il permesso a don Mario si chiamava Giovanbattista Montini, e oltre a essere un amico di gioventù era arcivescovo di Milano, la diocesi più grande: «Poi lui venne fatto Papa, e io dovetti lottare con il suo successore Colombo per poter continuare», racconta. Don Mario è abbastanza vecchio da poter chiamare «gran bravo ragazzo» l’attuale arcivescovo Dionigi Tettamanzi, e da aver rifiutato un posto in Vaticano: «Non potrei vivere dietro una scrivania».

E poi si sente davvero zingaro, nel cuore e non solo nei panni. Ride, beffardo: «Io non ho mai

lavorato, ho sempre fatto lo zingaro libero». Si mettono in cammino per evangelizzare, questi pretizingari.

Ma non è il conto delle conversioni, o delle vocazioni, a pesare. Il loro mestiere è mettersi

dalla parte di quella gente ai margini, di quella strana gente odiata e malvista e malsopportata, e condividerne l’esistenza. Strada facendo capiscono molte cose, da alcune sono affascinati: «Il nomadismo è una grande ricchezza, che però l’attuale civiltà cerca di eliminare, per tenere tutto sotto controllo». Se la gente cosiddetta normale diffida degli zingari, loro hanno imparato a diffidare della gente. Don Mario lo dice così: «Qualsiasi cosa pensi l’opinione pubblica degli zingari, a me interessa poco. A me interessano loro, i gitani».

Dove vive, nel campo di Brugherio, dice messa in una roulotte, e in un’altra abita. Per l’acqua c’è la fontanella, e per scaldarsi una stufetta. Nella grande città ha messo piede di recente per portare i «suoi» zingari a pregare in Sant’Ambrogio. Ma erano anni che non ci entrava: «Mi ricordo di quando, un diciott’anni fa, stavo a Baggio con una famiglia che non voleva entrare nel campo autorizzato. Dicevano: non vogliamo che i nostri bambini diventino ladri. Beh, gli fecero una multa di ottocentomila lire. E io da allora a Milano non ci vado. Me ne sto nei campi, o in giro». Ha conosciuto tutti, e quando arriva lui è una festa affettuosa. «Questi zingari sloveni li ho conosciuti a Linate nel ‘56. Coi bosniaci ero accampato, e insegnavo a leggere il Corano. Qualcuno s’era convinto che mi fossi fatto musulmano».

Il suo mestiere è evangelizzare. «Quando predico, prendo in mano la Bibbia e leggiamo. Io imparo qualcosa, loro imparano qualcosa, e con la parola di Dio cerchiamo di camminare su questa strada».

Non è problema di credere o non credere: «La loro vera povertà, per me, è che non conoscono il Dio in cui credono». Ma c’è più cristianesimo nella vita zingara, dice don Mario, che in quella dei gagi: «A Milano la media dei figli per ogni donna è meno di uno. E allora dove va a finire il cristianesimo? Negli zingari c’è un senso di naturalezza della vita, e questo è cristiano. Dicono:

come Dio vuole. Il milanese anche cristiano pensa spesso solo al lavoro, a come avere di più, a come arricchire. Ogni zingaro è libero, e il camminare insieme sta nella sua cultura».

Lui sta con loro, e cammina con loro. Nemmeno si sente di dover fare da ponte fra due mondi, o quel che adesso si dice mediatore culturale: «Io quello non lo so fare, non so fare due mestieri. Io mi sono chiuso fra di loro. Don Mario è uno zingaro in più». Rimpiange di non stare più in giro come una volta. Dice: «Mi sono fatto troppo prete, da quando vado a caccia di religiosi zingari».

Gran parte del suo lavoro di questi anni è rintracciare vocazioni e santità nella storia zingara, che non ha tradizioni scritte. Ha raccolto documenti sul primo santo zingaro, Zeffirino. Si chiamava Ceferino Jiménez Malla, detto “El Pelé”, era uno zingaro spagnolo commerciante di cavalli: «Era un uomo molto buono, e questo l’ha rovinato. Prese le difese di un prete, e morì con lui per la sua bontà». Fucilato il 9 agosto del 1936.

Ora sta scrivendo la vita di Emilia Fernandez Rodriguez, zingara in via di beatificazione. Raccoglie documenti sul primo prete degli zingari in Italia: «Del 1500, un salernitano detto “il litterato”, sacerdote a Roma». O su Karl Jaja Sattler, predicatore rom morto ad Auschwitz, che tradusse il Vangelo di Giovanni in lingua gitana. Don Mario, storico della religiosità zingara, «questo popolo di furbi, costretti dalla necessità a dire e non dire. Non mentiva forse anche Abramo, per salvarsi?».

Più che emarginati, dice, «marginali». Ladri? «A volte, e a volte no. I gagi mi chiedono: perché non gli dici di non rubare? Già, perché rubano a voi. Con la maggioranza che agli zingari dice: noi siamo noi, e voi non siete niente. Si vive, si sbaglia, si pecca. È l’umanità. E il rom dovrà farsi da sé, come ci riesce. Diamoci da fare noi. Noi zingari».

E a pochi chilometri da qui, dal campo di Pozzuolo dov’è di passaggio don Mario, c’è un altro dei preti-zingari. Federico Schiavon, un salesiano cinquantenne che da sette anni vive al Villaggio Metallico di Udine, il campo di via dei Sei Busi: «Lo chiamano Villaggio Metallico perché c’erano le baracche di metallo costruite dagli inglesi alla fine dell’ultima guerra. Una di quelle rimaste la uso come chiesa». Ci vivono centocinquanta zingari, e sono settecento in tutta la provincia. Gli sloveni sono discendenti di quelli liberati dal campo di concentramento fascista di Gonars, qui vicino. Poi arrivarono molti croati.

Don Federico dice che la sua scelta di vivere con loro è stata, in qualche modo, inevitabile:

«Frequentavo il campo, ma mi sono reso conto che venire qui di tanto in tanto significava arrivare come padrone e non come ospite. Ho avuto il permesso del vescovo. E poi ho chiesto anche a loro il permesso di vivere nel campo. Mi sono trovato una roulotte». Da sette anni, ogni mattina si sveglia lì. Lavarsi, pulire, pregare, organizzare la giornata: «All’inizio mi cucinavo da solo. Poi hanno cominciato a venire, a portarmi qualcosa, a invitarmi a mangiare con loro».

La sua vita è immersa in quella del campo: «Preghi un salmo, e le antifone sono i rumori dei

bambini che giocano, le donne che ridono, il marito che torna ubriaco». Primo, condividere, «e se ne esce un discorso religioso bene, se no è lo stesso». Come don Mario, anche don Federico comincia a prendere la vita dal senso zingaro: «Ognuno si porta dietro la sua storia, però vivendo con loro qualcosa cambia. Impari a non essere schiavo del tempo, ad apprezzare la libertà dei rapporti. La mia formazione era fatta di impegni, progetti, tempi segnati. Arrivo lì, e tutto mi viene buttato in aria. Fai fatica, ma vedi anche che il nuovo modo ti serve. È la vita la cosa più importante».

Dentro una famiglia: «Qui non sei il prete che deve ricevere rispetto in quanto prete. Sei un uomo come gli altri, e il rispetto te lo devi guadagnare. Condividi le cose belle e quelle meno belle. Le nascite, le morti, le feste quando uno esce dalla galera. Nessuno, da fuori, pensa mai che in campo c’è chi piange o ride, chi si innamora o sogna. Se sto via pochi giorni, quando torno devo recuperare, e farmi raccontare quello che è successo. Sono uno di famiglia: è stata una scommessa per me, ma lo è stata anche per loro». Per lui, è stata una scommessa anche tenere relazioni con quelli di fuori: «Provo a fare da ponte fra gli zingari e la gente friulana. Con le cose pratiche: il lavoro, le visite mediche, la burocrazia. E contro i pregiudizi». Finisce sempre così: «Che i friulani mi dicono: abbiamo capito, tu sei uno a posto. Ma loro no». Lui che vede «la fotografia  dall’interno»: «Si colgono tante cose. Molti del campo lavorano regolarmente, anche se partono sempre svantaggiati fin da quando dicono il proprio cognome. Si parla solo degli zingari che rubano. Rubano anche dei friulani, ma nessuno dice che i friulani rubano».

O gli zingari che rapiscono i bambini: «Me lo dicevano quando ero piccolo, a San Donà di Piave. Ho visto una ricerca: non c’è un solo caso negli archivi delle questure d’Italia». Anche gli zingari dicono che i gagi portano via i bambini: «Quando si pensa che non abbiano condizioni igieniche adeguate. Ma senza aiutare le famiglie a migliorare». Cose che un prete-zingaro capisce: «E a volte mi prende la rabbia, a vedere come gli zingari sono trattati. Sa, una volta nessuno dei nostri vecchi avrebbe rubato al supermercato. E adesso, invece». Cose che don Federico comincia a pensare vivendo da zingaro, «adesso che è come se fossi di loro proprietà».

 

in “la Repubblica” del 13 aprile 2008

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